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S CENAR I O #IA #Welfare #PoliticaFiscale Kenneth Rogoff Già capo economista di FMI, professore di economia e politiche pubbliche all’Università di Harvard. P er molti aspetti, l’Unione europea sembra destinata a essere una delle grandi perdenti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, con Cina e Stati Uniti pronte a far mangiare la polvere alle economie del continente. Anche se le politiche energetiche dell’Europa non rendessero già oggi estremamente costosa la costruzione di data center su larga scala, i suoi frammentati mercati dei capitali ren- derebbero comunque straordinariamente difficile raccogliere i finanziamenti necessari. L’elevata pressione fiscale europea, in parti- colare, ostacola la capacità di formare e trat- tenere i migliori talenti nel campo dell’IA, per non parlare dell’attrarne dall’estero. Al tempo stesso, un apparato normativo sempre più articolato scoraggia la creazione di nuove imprese e l’iniziativa imprenditoriale. Ma anche senza il boom dell’IA, i sistemi di welfare delle società europee, ormai obsoleti, appaiono sempremeno sostenibili. La cresci- ta economica procede a passo di lumaca – la Germania, la maggiore economia del conti- nente, è sostanzialmente ferma – mentre il riarmo esercita pressioni crescenti sullefinan- ze pubbliche. A complicare ulteriormente il quadro è la carenza di leader politici centristi in grado di contenere i movimenti populisti sia di destra che di sinistra, entrambi propen- si ad aumentare la spesa pubblica qualora arrivassero al potere. Per questo, una crisi di vasta portata sembra quasi inevitabile. Eppure l’Europa dispone di un vantaggio de- cisivo: le sue società sono molto più avanti rispetto a quelle degli Stati Uniti e dell’Asia nell’adattamento a un mondo di abbondan- za. Grazie a sistemi di welfare generosi e a regimi fiscali che incentivano le persone a dedicarsi ad attività esterne al mercato, gli europei tendono a essere meno orientati alla carriera rispetto allamaggior parte degli ame- ricani e degli asiatici, attribuendo maggiore importanza al tempo libero, alla comunità e alla cultura. Fanno vacanze più lunghe, lavorano meno ore e trascorrono più tempo con familiari e amici, anche se ciò non ha im- pedito al continente di sperimentare il crollo globale della natalità. Certo, l’Unione europea sta oggi inseguen- do l’abbondanza mentre, allo stesso tempo, indebolisce il dinamismo economico neces- sario per raggiungerla. Se i tassi di interesse reali globali dovessero rimanere elevati a lungo, l’enorme peso del debito continue- rebbe a frenare la crescita. Considerando la fragilità delle finanze pubbliche, non è affatto chiaro come le economie europee potrebbero assorbire un forte shock – che si tratti di una guerra informatica, di un conflitto su Taiwan o di altro – senza innescare una nuova crisi del debito o finanziaria. La buona notizia è che le crisi del debito, prima o poi, finiscono. Se l’intelligenza artifi- ciale dovesse realmente generare eccezionali guadagni di produttività senza sfociare negli scenari catastrofici previsti dagli scettici del- la tecnologia, l’Europa potrebbe configurarsi come la principale destinazione al mondo in termini di qualità della vita. Le persone potrebbero recarsi nel continente non solo per acquistare beni di lusso, ma anche per imparare come sfruttare al meglio il nuovo tempo libero a loro disposizione. L’EUROPA RINCORRE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, MA WELFARE E QUALITÀ DELLA VITA POTREBBERO RENDERLA UN MODELLO NELL’ERA DELL’ABBONDANZA, SUPERANDO PRIMA LE FRAGILITÀ ECONOMICHE. B E | B AN K E R S 9
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