Be Bankers

“ Il mondo distressed – sottolinea la direttrice di AIFI – è ampio e comprende sia operatori focalizzati su grandi portafogli di crediti de- teriorati e attività di recupero, sia fondi di turnaround e special situations, che interven- gono su situazioni corporate complesse, spes- so legate a imprese in tensione finanziaria o a esposizioni UTP. Come AIFI, ci occupiamo maggiormente della seconda categoria. In Italia esistono già operatori qualificati, sia domestici sia internazionali, attivi in diversi segmenti del private capital: dal private equity al private debt, fino alle special situations. Allo stesso tempo, il mercato resta ancora di dimensioni contenute rispetto al potenziale fabbisogno delle imprese italiane. Per questo servono sia più operatori, sia operatori più grandi, in grado di disporre di capitali ade- guati, team strutturati e capacità di seguire operazioni complesse nel tempo. In questa prospettiva è fondamentale una maggiore attenzione da parte degli investi- tori istituzionali verso questo segmento. Un rafforzamento della raccolta permetterebbe ai fondi di turnaround e special situations di ampliare la propria capacità di intervento e di contribuire in modo più significativo al salvataggio, alla ristrutturazione e al rilancio di molte imprese italiane. L a domanda non manca, è l’offer- ta ad essere ancora carente. Nel mondo sempre più articolato dei mercati private c’è un segmento, in crescitama ancora di dimensioni modeste, specializzato nella gestione di delicate situa- zioni di passaggio delle imprese (special si- tuations) se non di grave crisi dove è necessa- ria una profonda riconversione (turnaround) per evitare l’uscita di scena di un’azienda. “ È vero, abbiamo ancora poche cartucce e la domanda è enorme ”, spiegaAnnaGervasoni, direttrice generale di AIFI, l’associazione del private equity, venture capital e private debt. Le “cartucce” sono una decina di fondi, se si restringe il perimetro agli operatori privati ef- fettivamente attivi nel turnaround corporate, quindi che intervengono su imprese in ten- sione finanziaria attraverso equity, acquisto di crediti, nuova finanza o strumenti ibridi. In un mondo in cui le banche, tradizionali provider del credito, hanno imparato a co- gliere i primi segnali di crisi dei loro affidati ed in cui la stessa regolamentazione (con la composizione negoziata entrata in vigore con il nuovo codice della crisi) ha fornito alle imprese strumenti a cui ricorrere prima che i loro guai diventino irreversibili, ci sarà sempre più bisogno di fondi specializzati, ca- paci di intervenire con capitale, competenze e tempi coerenti con la complessità di queste situazioni. Ne è interessata anche l’industria dei crediti distressedmolto cresciuta in questi anni con gli imponenti portafogli di crediti deteriorati ceduti dalle banche - è giunta a gestire portafogli per 357 mld (2022), secon- do l’ultimo report di Banca Ifis - ma che vede quei flussi ormai diradarsi ed è anch’essa spinta a giocare d’anticipo occupandosi di finanziamenti non ancora finiti in default. In questo cambio di scenario è destinata ad in- contrarsi con quel segmento dei privatemar- ket maggiormente affine alla sua operatività. Ma quali caratteristiche dovrebbero avere i fondi attivi in questo segmento per poter aiutare le imprese a superare i momenti di difficoltà? Sarebbe preferibile che facciano parte di gruppi attivi in molti segmenti del mondo private oppure è meglio poter con- tare su soggetti nuovi, specializzati in quel segmento? Dimensione del fondo versus spe- cializzazione? In Italia possono vedere la luce operatori ad hoc al servizio delle tante PMI della penisola oppure occorre prendere atto che il terreno è già occupato da grandi opera- tori internazionali? Sono alcune delle doman- de poste aGervasoni che, inquest’intervista a Be Bankers, delinea le caratteristiche di uno scenario in piena evoluzione. IL MERCATO ITALIANO DEL TURNAROUND NECESSITA DI PIÙ FONDI, CAPITALI E COMPETENZE SPECIALISTICHE PER RISPONDERE AL CRESCENTE FABBISOGNO DELLE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ, COINVOLGENDO INVESTITORI ISTITUZIONALI E OPERATORI PUBBLICI IN UN ECOSISTEMA CAPACE DI SOSTENERNE IL RILANCIO. 26 B E | B AN K E R S

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