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I l mercato italiano del private debt resta ancorapiccolo rispettoai principali Paesi anglosassoni, ma proprio questo diva- rio potrebbe rappresentare una grande opportunità di sviluppo. A spingere la cre- scita europea saranno nei prossimi anni soprattutto gli investitori istituziona- li, mentre il nuovo quadro di Solvency II potrebbe favorire ulteriormente il ruolo delle compagnie assicurative. Ne parliamo con Massimo Figna, fondatore e Ceo di Tenax Capital, società attiva nel private debt dal 2012 dove ha ormai conquista- to una quota di mercato del 16% e che nelle scorse settimane ha lanciato il suo quinto fondo d’investimento, il Tenax Strategic Credit Fund II, con un target di 500 milioni e un obiettivo di rendimento dell’8%. Ancora una volta Tenax avrà come compagni di strada (key investor) investitori istituzionali del calibro di Intesa Sanpaolo e CdP. Partiamo dalle dimensioni del mercato. Quanto è ancora lontana l’Italia dai Paesi anglosassoni? Il divario è ancora molto ampio. In Italia la dimensione del private debt è pari a circa lo 0,6% del Pil, mentre nel mondo anglosasso- ne, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, siamo nell’ordine del 5-6%. Questo significa che il mercato italiano ha ancora ampi margini di crescita. Da dove potrebbe arrivare questa crescita? In Europa credo che un ruolo determinante sarà giocato soprattutto da assicurazioni e fondi pensione. Sono investitori che han- no ancora un’esposizione al private debt significativamente più bassa rispetto agli omologhi statunitensi e britannici. Il po- tenziale di sviluppo, quindi, è importante. IL PRIVATE DEBT ITALIANO – SPIEGA A BE BANKERS MASSIMO FIGNA (TENAX CAPITAL) – PUÒ CRESCERE GRAZIE AGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI, OFFRENDO ALLE IMPRESE UN’ALTERNATIVA AL CREDITO BANCARIO IN UN MERCATO IN TRASFORMAZIONE, SOSTENUTO DA UN QUADRO NORMATIVO PIÙ FAVOREVOLE. 36 B E | B AN K E R S

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