Be Bankers
Nelle mPI le percentuali di crediti deteriorati sono, ovviamente, diverse ed è per questo che proponiamo un intervento correttivo. Ad esempio, raddoppiando la garanzia di porta- foglio, ma soltanto per le micro imprese, le banche potrebberoutilizzare quello strumen- to per quello specifico segmento del credito. Già ma in quel modo anche l’onere per lo Stato aumenterebbe. Non è detto. In quel modo, infatti, lo Stato introdurrebbe una sorta di stop-loss oltre il quale il rischio del credito riposerebbe in- teramente sulle spalle delle banche. Attual- mente registriamo un andamento degli NPL relativamente tranquillizzante ma, in quel modo, il Tesoro si metterebbe al riparo da possibili futuri peggioramenti dello scenario economico. Finora abbiamo parlato in generale del mercato dei crediti garantiti. Ma qual è l’esperienza concreta di AideXa? Molto positiva. Noi utilizziamo strumenti digitali per tagliare tempi e costi delle istrut- torie creditizie e, al tempo stesso, conoscere meglio i nostri debitori ed anche evitare le truffe. Soprattutto chiediamo alle imprese che ci chiedono un prestito di conoscere il loro estratto conto bancario. Abbiamo svi- luppato algoritmi che leggono i conti cor- renti, ci permettono di capire se l’azienda ha una generazione positiva di cassa, paga con puntualità i suoi dipendenti e fornitori, se è in regola con il fisco. Sulla base di quei dati sviluppiamo uno score del cliente. Se quest’ultimo vuole un prestito fino a 12mesi, lo accordiamo anche in assenza di garanzie. Per durate più lunghe ricorriamo al sistema di garanzie pubbliche. Anche l’IntelligenzaArtificialevi aiuta? Certamente, le nuove tecnologie sono piena- mente integrate nei nostri sistemi di valuta- zione, ci permettono di promuovere l’auto- mazione dei nostri modelli e di abbassare i costi delle istruttorie, a beneficio delle tante micro e piccole aziende che si rivolgono a noi per ottenere un finanziamento. Cosa chiedete in concreto? Innanzitutto, proponiamo un monitoraggio preciso di questo specifico settore del credito che, attualmente, non è intercettato neppure dalle rilevazioni statistichedellaBancad’Italia. Queste permettono di distinguere i finanziamenti sotto il milione di euro considerandoli una proxy dei crediti che le banche fanno alle piccole imprese? Sì, ma c’è bisogno di una misurazione più precisa per catturare i trend per questo parti- colare segmentodel credito. Nel nostro studio abbiamo coniato anche un nuovo acronimo: MPI (micro piccole imprese) per distinguere quelle imprese dal resto delle PMI. Ma nel vostro libro non c’è soltanto il richiamo ad una maggiore trasparenza. Proponete, tra l’altro, di introdurre una sorta di garanzia di portafogliomodellata specificatamente sulle micro aziende. Di che si tratta? È un meccanismo già previsto nell’ambito del Fondo MCC ma che, in pratica, viene attualmente utilizzato dalle banche soltan- to per i loro grandi clienti con un livello di rischio assai basso. Per un insieme di crediti predeterminato, il portafoglio, il fondo MCC interviene a garantire fino aduna percentuale massima di default che, ad esempio, su base quinquennale arriva all’incirca al 7%. Oltre questa soglia è la banca che risponde in pro- prio dei crediti non performing. Proiettando quella misura su base annuale quel mecca- nismo è efficace se la percentuale dei defau- lt non si discosta molto dall’1,5% annuale, quella dei “buoni” prenditori (tipicamente le grandi imprese). 48 B E | B AN K E R S
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