Be Bankers

Oggi siete attivi, come imprendito- ri energetici, nella distribuzione di energia elettrica e gas e nel business eolico. Vedete prospettive rilevanti nella produzione di idrogeno da fonti rinnovabili e, più in generale, quali tecnologie ritenete più promettenti per la prossima fase della transizione energetica? PLT Sull’idrogenomantengounatteggiamen- topragmatico. Credo chepossa avereun ruolo importante in alcuni settori industriali difficili da elettrificare, ma non penso che nel breve periodo possa rappresentare una soluzione generalizzata. Il tema fondamentale rimane la competitività economica dell’intera filiera. La transizione energetica, a mio giudizio, sta entrando in una fase più matura. Dopo anni nei quali l’attenzione si è concentrata soprat- tutto sulla crescita della capacità rinnovabile installata, il problema sarà sempre più quello di integrare efficacemente quella produzione nel sistema. Per questo vedo grandi opportunità nelle rinnovabili, certamente, ma anche negli ac- cumuli, nella digitalizzazione delle reti, nella gestione intelligente della domanda e in tutte quelle tecnologie che permettono di rendere programmabile e utilizzabile un’energia che per sua natura è intermittente. La vera sfida non è semplicemente produrre piùenergia rinnovabile: è costruireun sistema energetico capace di garantirla quando serve, a prezzi competitivi emantenendo sicurezza e stabilità della rete. Anche nell’energia guardiamo con crescente attenzione alladimensione internazionale. La transizione energetica è ormai un processo globale e le opportunità di investimento, le tecnologie e i capitali si muovono su mercati sempre più interconnessi. L’internaziona- lizzazione rappresenta quindi per noi non soltanto una possibilità di crescita, ma una componentedella strategia futuradel Gruppo. Continuiamoa guardare alla transizione ener- getica congrande interesse,ma conuncriterio molto semplice: le tecnologie devono essere non soltanto ambientalmente sostenibili, ma anche industrialmente ed economicamente sostenibili. È su questo equilibrio che, a mio avviso, si giocherà la prossima fase della transizione. Energia e finanza sono destinate a integrarsi sempre più strettamente nei prossimi anni? E che cosa manca oggi al sistema bancario per sostene- re in modo più efficace la transizione energetica e gli investimenti di lungo periodo? PLT e ET Crediamo che energia e finanza siano già oggi profondamente interconnesse e che lo saranno ancora di più nei prossimi anni. La transizione energetica richiede in- vestimenti enormi, con orizzonti temporali lunghi e ritorni che devono essere valutati nell’arco di molti anni. Senza una finanza capace di accompagnare questa trasforma- zione, gli obiettivi della transizione rischiano di rimanere semplicemente obiettivi. Il sistema bancario ha già compiuto passi im- portanti. Anostro giudizio, però, occorre svi- luppare ulteriormente la capacità di valutare i progetti conuna prospettiva industriale e non soltantofinanziaria. Un impianto rinnovabile, un sistema di accumulo o un’infrastruttura energetica hanno caratteristiche, rischi e tempi di ritorno molto diversi rispetto a un investimento tradizionale. Da questo punto di vista riteniamo sia neces- sarioundialogo semprepiù stretto trabanche, imprese e investitori istituzionali. Le banche possono svolgere un ruolo fondamentale, ma non possono sostenere da sole l’intero fabbisognofinanziario della transizione. Sarà necessario mobilitare maggiormente anche il mercato dei capitali e il risparmio di lungo periodo. C’è poi un altro aspetto che consideriamo es- senziale: la stabilità del quadro regolatorio. Per investimenti che hannouna vita di venti o trent’anni, la prevedibilità delle regole è quasi importante quanto il costo del capitale. Se cambiano continuamente normative,mecca- nismi autorizzativi o condizioni economiche, diventa inevitabilmente piùdifficile finanzia- re nuovi progetti. La transizione energetica, quindi, non è soltanto una sfida tecnologica. È contemporaneamenteuna sfida industriale, finanziaria e regolatoria. Forse proprio la nostra esperienza, prima nell’energia e successivamente anche nella finanza, ci ha reso particolarmente consape- voli di questo legame. Il capitaledeve essere in grado di incontrare buoni progetti industriali e di accompagnarli per il tempo necessario a trasformarli in valore. Questa capacità di mettere insieme capitale, competenze indu- striali e visione di lungo periodo sarà uno dei fattori decisivi per la competitività europea nei prossimi anni. 96 B E | B AN K E R S

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