Be Bankers
Le imprese sono state le più leste ad ade- guarsi a questo improvviso cambiamento di scenario. Di fronte all’instabilità inter- nazionale, puntano non solo all’efficienza, ma anche alla sicurezza operativa, anche a costo di maggiori spese. La geopolitica torna a influenzare direttamente produtti- vità e crescita economica. L’Italia ha mo- strato resilienza agli shock recenti, ma le fragilità strutturali ne limitano la crescita. L’obiettivo è trasformare la resilienza in una base per lo sviluppo economico inclusivo e sostenibile. Tra i fattori destinati ad influenzare mag- giormente il paese che verrà, la demografia rappresenta una sfida cruciale. Nel 2025 sono nati solo 355.000 bambini, il minimo dall’Unità d’Italia, con un tasso di fecondità ai minimi anni Novanta. La popolazione residente, oggi circa 59 milioni, potrebbe scendere sotto i 46 milioni nel 2080. Entro il 2050, la popolazione in età lavorativa si ridurrà di circa dieci punti percentuali, con impatti su mercato del lavoro, crescita potenziale e sistema di protezione sociale. Le famiglie cambieranno: tra venticinque anni solo un nucleo su cinque sarà una coppia con figli, oltre il 40% sarà formato da persone sole. Le tendenze demografiche incidono sulla popolazione attiva, il rap- porto tra generazioni, la domanda di beni e servizi e la distribuzione delle risorse. L’invecchiamento riduce la propensione al rischio, all’imprenditorialità e all’adozione di nuove tecnologie. Nonostante lo shock energetico, la crescita mondiale nel 2026 dovrebbe raggiungere il 2,8%, leggermente inferiore alle previsioni di fine 2025. Il rallentamento è particolar- mente evidente in Estremo Oriente ed Eu- ropa, dove il peggioramento delle ragioni di scambio, dovuto all’aumento dei prezzi di petrolio e gas, ha un impatto significativo. La crescita mondiale dovrebbe accelerare al 3,3% nel 2027, grazie all’allentamento delle tensioni energetiche e alla ripresa del potere d’acquisto. Investimenti in tecnolo- gia e infrastrutture stimoleranno ulterior- mente la crescita, nonostante le persistenti tensioni geopolitiche. I rischi, tuttavia, non mancano. Un’escalation nel Golfo potrebbe portare a un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e a una minore fiducia, men- tre un calo inatteso dei titoli tecnologici potrebbe avere ripercussioni sugli inve- stimenti. Sul fronte opposto, un accordo sui transiti nel Golfo potrebbe contribuire a normalizzare la situazione energetica, riducendo l’inflazione e le aspettative sui tassi di interesse. Gli Stati Uniti beneficeranno di consumi e investimenti in Intelligenza Artificiale, estrazione di idrocarburi e una politica fiscale espansiva. La crescita del PIL do- vrebbe attestarsi intorno al 2% annuo, ga- rantendo piena occupazione, anche grazie alla riduzione della partecipazione alla forza lavoro. Lo shock energetico è stato mitigato dagli ammortizzatori del sistema energetico e dalla resilienza dei mercati fi- nanziari. Nell’area euro, il rallentamento è considerato temporaneo e legato alla vo- latilità trimestrale. L’Indicatore Sentiment Economico (ESI) è salito a 98,4 in agosto, raggiungendo il massimo da gennaio. La crescita economica rimane stabile e mo- derata, sostenuta principalmente dalla do- manda interna. Le indagini indicano una crescita del PIL intorno allo 0,3% trime- stre su trimestre nel secondo semestre del 2026 e una media dello 0,9% nel 2026. I rischi principali riguardano i prezzi di car- buranti e gas. Le aspettative delle imprese sui prezzi non mostrano un trasferimento dei rincari ai prezzi finali aggressivo come nel 2022-23: l’inflazione rimane prevalen- temente confinata al settore energetico. L’inflazione dovrebbe scendere al 2,3%nel 2027, dal 2,9% previsto nel 2026. L’economia italiana ha mostrato una resi- lienza maggiore del previsto nella prima metà del 2026, con una crescita del PIL dello 0,3% su base trimestrale (t/t) nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, portando la crescita acquisita allo 0,8%. La domanda interna e il settore dei servizi hanno sostenuto l’espansione nel secon- do trimestre, mentre commercio estero, industria e agricoltura hanno frenato la crescita del PIL. Per il terzo trimestre si prevede un lieve rallentamento, con una crescita stimata allo 0,1% t/t. Costruzioni e servizi beneficiano rispettivamente dei lavori del Piano Nazionale di Ripresa e Re- silienza (PNRR) e della stagione turistica. La manifattura, invece, appare più debo- le: la produzione industriale è diminuita dell’1,0% su base mensile (m/m) a giugno, dopo il calo dello 0,3% di maggio. La fine del restocking e l’incertezza geopolitica li- mitano le prospettive di ripresa del settore. La crescita media del PIL nel 2026 è ora stimata allo 0,9% in termini corretti per i giorni lavorativi, in aumento rispetto alla stima precedente di giugno. Per il 2027 si conferma una crescita dello 0,8%. I rischi di breve termine riguardano l’evoluzione dei prezzi energetici e il loro impatto sul reddito reale e sulla spesa delle famiglie. L’evoluzione della spesa in conto capitale in Italia dopo il PNRR rimane incerta. Alcuni analisti prevedono un forte rallentamento nel 2027, ma i ritardi nell’esecuzione dei progetti e il differimento di 23,8 miliardi di euro di spesa fino al 2028 suggeriscono un rallentamento più graduale. B E | B AN K E R S 15
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