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Da questo punto di vista, la normativa na- zionale appare già pienamente coerente con la filosofia europea. La vera sfida non sarà introdurre nuove regole, ma verificarne l’ef- fettiva applicazione nelle PMI italiane, dove la cultura della gestione anticipata della crisi è ancora disomogenea. La direttiva interviene poi sulle azioni revo- catorie , tradizionale terreno di incertezza per investitori e finanziatori, con il fine ultimo di avere regole europee più prevedibili. L’obiettivo europeo è introdurre condizioni minime comuni per contestare i pagamenti preferenziali, gli atti a titolo gratuito, le ope- razioni poste in essere in prossimità dell’in- solvenza e gli atti in frode ai creditori. Il CCII dedica già una disciplina ampia alle revocatorie nella liquidazione giudiziale (artt. 163 e seguenti del Codice), ma non è escluso che il recepimento europeo richieda aggiustamenti sui termini o sui presupposti di esercizio. Infatti, la questione non è se la Direttiva cambierà la revocatoria italiana. La vera questione è che laDirettiva introduce un cambio di paradigma: il sistema italiano è costruito sulla tutela della par condicio credi- torum, mentre il modello europeo è costruito sulla massimizzazione del valore recupera- bile e sulla prevedibilità ex ante dei risultati. Per il mercato dei crediti deteriorati il tema è tutt’altro che marginale: maggiore prevedi- bilità significa riduzione del rischio legale e migliore pricing delle operazioni, mentre per le banche si potrebbe arrivare aminori cause civili (con una contrazione di costi) e ad una maggiore certezza degli esiti (con beneficio sugli accantonamenti). Unodegli aspettimenodiscussima potenzial- mente più rilevanti riguarda il rafforzamento dell’ asset tracing , che possiamo immaginare come un’arma in più per recuperare valore. La direttiva prevede strumenti più efficaci per consentire a curatori e professionisti dell’in- solvenza di individuare beni e attività del de- bitore attraverso l’accesso a registri nazionali e transfrontalieri. Per un sistema economico sempre più inter- nazionale, in cui patrimoni societari, conti e partecipazioni sono spesso distribuiti in più Paesi, si tratta di un’innovazione di notevole impatto pratico. La disponibilità di informazioni più rapide e integrate potrebbe aumentare sensibilmente i recovery rate nelle procedure con compo- nenti internazionali. Infine, accanto al pre-pack, viene introdotta una procedura semplificata per lemicroim- prese . Questa procedura è particolarmente interessante per il tessuto economico italia- no, e rappresenta probabilmente il secondo grande cantiere legislativo ed una vera sfida per il nostro legislatore. La direttiva impone agli Stati membri di pre- vedere procedure liquidatorie snelle, rapide e poco onerose per le imprese di ridottissime dimensioni. L’Italia dispone già di strumenti dedicati al sovraindebitamento e alla liqui- dazione controllata, ma il modello europeo richiederà ulteriori semplificazioni. La que- stione è particolarmente rilevante inunPaese dove oltre il 95% delle imprese appartiene alla categoria delle micro e piccole imprese. 58 B E | B AN K E R S

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