Era il maggio del 2019 quando Banksy elettrizzava i giorni di preapertura della 58ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia: sul muro di un edificio fatiscente di Campo San Pantalon, nel sestiere Dorsoduro, lo street artist metteva a segno uno dei suoi misteriosi, rocamboleschi colpi d’arte. Si trattava di uno stencil (tecnica che consente a Banksy la rapidità nella realizzazione finale delle sue opere) raffigurante un bimbetto – o una bimbetta – migrante, con in mano un razzo di posizionamento dal sorprendente fumo color rosa acceso. Sorprendente: l’ex ragazzaccio di Bristol raramente evade dall’essenzialità contro-cromatica del bianco e del nero.
Superato il ponte di Calatrava e il Giardino Papadopoli, appena prima dell’Università Ca’ Foscari, l’effetto sorpresa era garantito all’osservatore più attento: il figurino di The Migrant Child sembrava proprio emergere dalle acque del canale, restituendo appieno la sensazione di pericolo e precarietà strutturalmente insite nella condizione di migrante. Quell’edificio in disfacimento era lo storico Palazzo San Pantalon, risalente almeno al XVI secolo, secondo quanto documentato dal pittore e incisore veneziano Jacopo de’ Barbari (1470/80–1516).
L’intervento “illegale” di Banksy sarebbe stato la sua fortuna: a distanza di qualche anno, nel 2024, la veneziana Banca Ifis generosamente lo acquisisce, accogliendo l’appello che nel 2023 l’allora sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi aveva avanzato. Come dichiarava in quell’occasione Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente della banca: «L’intervento di conservazione e di restauro di un’opera d’arte pubblica, così importante a livello mondiale, diventa ancor più importante per la conservazione del contenuto di comunicazione che l’artista vuole veicolare attraverso la propria opera d’arte, un linguaggio nuovo che arriva dritto al cuore e alla mente dei ragazzi e di tutti noi (…), che abbiamo la responsabilità di conservare arte e cultura a Venezia, [favorendo] la collaborazione fra istituzioni pubbliche e private».
Grazie all’intervento di Banca Ifis, l’immobile originariamente scelto da Banksy per la sua opera sarà trasformato in uno spazio espositivo per giovani artisti, in collaborazione con istituzioni culturali nazionali e internazionali. Prima fra tutte, la Biennale di Venezia. Il bando per la ristrutturazione e riqualificazione dei circa 400 metri quadri dell’edificio è stato vinto dal prestigioso Zaha Hadid Architects. Lo studio ha iniziato a occuparsi delle operazioni propedeutiche al recupero totale dell’immobile dal 3 giugno 2025.
L’intervento architettonico in corso ambisce a combinare innovazione e rispetto per il patrimonio storico esistente, secondo la filosofia dell’inclusività socioculturale che Banca Ifis vuole propugnare. Senza il potente dispiegamento di mezzi in atto, The Migrant Child rischiava un irrimediabile quanto veloce deperimento a causa della salsedine e degli agenti atmosferici. Lo Stato italiano ha riconosciuto che l’opera è latrice di un messaggio dal valore artistico e sociale elevato, richiamo autentico ai valori della Carta Onu del 1948 sulla tutela dei diritti universali dell’uomo.
Si arriva così alla notte tra il 23 e il 24 luglio 2025: in quelle ore cruciali l’opera The Migrant Child di Banksy viene rimossa dalla facciata di Palazzo San Pantalon e in tal modo messa in salvo da un repentino quanto sicuro deperimento. Basti pensare che in soli sei anni (2019–2024) d’incuria n’è andata perduta una porzione pari al 30%.
Le delicate operazioni di restauro sono in carico allo studio specializzato di Federico Borgogni, attivo proprio nel recupero dei beni culturali. Con dovizia, gli specialisti hanno provveduto a svolgere le operazioni propedeutiche allo strappo dell’opera: depolveratura, consolidamenti superficiali e di profondità, pulitura delle superfici; tutte azioni necessarie per procedere al ristabilimento dell’adesione tra supporto murario e intonaco. La scelta di preservare l’opera distaccandola dal muro rappresenta una sostanziale innovazione per il restauro a parete nel nostro Paese: la tecnica pittorica utilizzata da Banksy, unita alla vetustà della parete, rendeva infatti inutilizzabili le tecniche di restauro in uso per gli affreschi e gli altri lavori di street art.
La porzione di parete in questione si trova ora in laboratorio per l’esecuzione delle fasi finali del restauro. L’intervento, oltre alla rimozione selettiva delle aree murarie compromesse, prevede il successivo riposizionamento dell’opera su un supporto alveolare ideato per la conservazione a lungo termine. Federico Borgogni fa sapere che seguiranno la stuccatura delle lacune e un’integrazione pittorica a sottotono, «condotta con criteri di riconoscibilità e nel rispetto della materia originale».
Al termine di questi lavori, il restauro potrà dirsi definitivamente completato e l’opera di Banksy sarà nuovamente resa fruibile al pubblico, gratuitamente, nell’ambito delle progettualità filantropiche e mecenatistiche di Banca Ifis. La cornice in cui la banca espleta queste attività è Ifis Art, macro-progetto fortemente voluto da Fürstenberg Fassio. Il presidente ha più volte sottolineato come l’arte permetta di «aumentare la conoscenza del brand», migliorandone «anche la reputazione, grazie all’associazione del marchio a iniziative di alto valore culturale».
Quella del salvataggio di The Migrant Child è una delle progettualità più significative: senza dubbio farà la storia della conservazione dei beni culturali nel Belpaese. Alla dimensione artistica, fortemente sostenuta da Banca Ifis anche con il Parco Internazionale di Scultura (22 ettari a Mestre), si aggiunge quella sociale, che – nelle parole del presidente – contraddistingue «il modo di operare di Banca Ifis in tutti gli ambiti». Rendendo fruibile gratuitamente il suo patrimonio di opere, l’istituto «permette alle persone di beneficiarne senza costi. E questa è inclusione».
Perfettamente misurabile: con il Politecnico di Milano, la banca ha calcolato che ogni euro investito in progetti sociali ne restituisce cinque d’impatto sociale. Il recupero di The Migrant Child è tanto più prezioso se si pensa che è una delle due sole opere di Banksy al momento (agosto 2025) presenti in Italia e riconosciute come autentiche. L’altra si trova a Napoli, su un muro perimetrale di piazza Gerolomini: è la cosiddetta “Madonna con la pistola”, protetta da una teca in plexiglass.
Nel capoluogo partenopeo c’era una seconda opera, “La Madonna con patatine e Coca-Cola”, rivisitazione dell’Estasi della Beata Ludovica Albertoni di Gian Lorenzo Bernini (custodita nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma). C’era: perché nel 2010 il writer napoletano Hes – a suo dire inconsapevolmente – l’ha cancellata con il suo tag.
Forse qualcuno potrà dire che la rimozione del Bimbo migrante di Banksy dal suo alveo originario ne snaturi la potenza anarchica e in qualche modo sovversiva (cosa c’è di più sovversivo del pacifismo?). Ma l’operazione di salvare il bambino dalle acque, al di là della sua fortissima valenza simbolica, garantisce che all’opera veneziana di Banksy non capiti mai l’incidente occorso al murale napoletano.
Si pensi poi a questo: The Migrant Child ha fatto la sua comparsa in ore notturne, fra l’8 e il 9 maggio 2019, e di notte è stato messo in salvo. Una coincidenza che forse ne rispetta ancor più l’autentica natura.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/












