Con un utile netto (151,7 milioni), impiombato dal piano di derisking e crollato a 70,2 milioni, BFF Bank ha annunciato che per il 2025 rinuncerà a distribuire il dividendo. Lo ha detto Giuseppe Sica, nuovo direttore generale, che nei giorni scorsi ha preso il posto di Massimiliano Belingheri alla guida operativa dell’istituto. BFF, banca nata nel 1985 e specializzata nel recupero dei crediti della pubblica amministrazione, ha comunicato ieri i propri dati di bilancio per l’esercizio 2025, confermando quanto già annunciato nei giorni scorsi.
L’utile netto, pur in crescita del 6%, è stato defalcato del 67%, a 70,2 milioni, per la decisione di effettuare rettifiche contabili per complessivi 117,4 milioni relative al piano di derisking. In particolare, la società ha annunciato rettifiche alle seguenti voci:
- -€51,3 mln post tasse (-€75,4 mln pre tasse), relativi agli accantonamenti su sentenze legali negative;
- -€15,4 mln post tasse (-€22,4 mln pre tasse), relativi all’allungamento delle tempistiche di incasso attese degli IdM (portali per il factoring);
- -€5,5 mln post tasse (-€7,9 mln pre tasse), relativi a piani di Stock Options & Stock Grant;
- -€1,8 mln post tasse (-€2,7 mln pre tasse), in relazione all’ammortamento del «Customer Contract»;
- -€1,5 mln post tasse (-€1,5 mln pre tasse), relativi alla sanzione amministrativa pecuniaria da parte della Banca d’Italia;
- -€6,0 mln post tasse (-€7,5 mln pre tasse), in relazione ad altri elementi non ricorrenti.
«In vista del prossimo ciclo strategico di BFF» – detto Sica a proposito della decisione sul dividendo – «abbiamo avviato azioni decise per il de-risking del nostro portafoglio di factoring e per migliorare la prevedibilità della redditività futura» e, nel frattempo, «ci concentriamo sul raggiungimento dei nostri obiettivi finanziari per il 2026 e sullo sviluppo del nuovo Piano Strategico, che presenteremo nella seconda metà dell’anno».
Nel 2025 – ha aggiunto – la banca ha registrato «un Roe adjusted superiore al 20%, e ha dimostrato la propria capacità di generare capitale pur adottando azioni significative, a sostegno della crescita futura». Questo unito a «una performance positiva in mercati in crescita come Francia e Polonia».
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