Il mercato italiano del capitale di rischio chiude il 2025 con un bilancio articolato. I dati presentati da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), in collaborazione con PwC Italia, restituiscono l’immagine di un settore operativamente più attivo rispetto all’anno precedente, ma alle prese con una contrazione significativa della raccolta che rischia di condizionarne le prospettive nel medio periodo.
L’indicatore più immediato è il numero di operazioni: 887 deal complessivi nel 2025, in crescita del 21% rispetto alle 732 dell’anno precedente. Un risultato che segnala vitalità operativa e un interesse sostenuto da parte degli investitori, in particolare nel segmento del venture capital.
L’ammontare complessivo investito — considerando private equity, venture capital e infrastrutture — si è attestato a 11.610 milioni di euro, in calo del 22% rispetto ai 14.903 milioni del 2024. Tuttavia, depurando il dato dall’effetto infrastrutture, il quadro cambia sensibilmente: escludendo quel comparto, gli investimenti si sono mantenuti sostanzialmente stabili, con 8.570 milioni nel 2025 contro 8.741 milioni nel 2024, una variazione di appena il 2%.
Dai dati comunicati da AIFI, si rileva come nel 2025 il mercato del private capital abbia mostrato dinamiche contrastanti: da un lato il calo delle infrastrutture, dovuto all’assenza di grandi operazioni, ha pesato sui dati complessivi; dall’altro il venture capital ha registrato una forte crescita, sia per numero di deal (+30%) sia per valore investito (+46%), confermando il rafforzamento dell’ecosistema innovativo italiano.
I buyout (operazioni in cui un investitore, spesso un fondo, acquisisce il controllo di un’azienda) restano il segmento principale per volumi (54% del totale), pur con operazioni mediamente più piccole, mentre le PMI segnano un record storico con 6,5 miliardi investiti, evidenziando una maggiore diffusione della finanza alternativa.
Rimane però il nodo della raccolta, in calo del 46%, che limita le capacità di investimento. Dopo un primo semestre positivo, il 2025 ha subito una frenata nella seconda parte dell’anno, soprattutto nei comparti infrastrutture e buyout, in linea con un contesto macroeconomico più incerto. Gli investimenti si concentrano su ICT, industria e settore medicale, con energia e ambiente in testa per valore, mentre la Lombardia si conferma area dominante. In crescita anche i disinvestimenti, seppur con valori inferiori, in un mercato che resta solido ma deve rafforzare la raccolta per sostenere la crescita futura.
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