Gli effetti diretti e, soprattutto, indiretti della guerra in Iran stanno colpendo l’economia della Germania, spegnendo i segnali positivi emersi nell’ultimo trimestre del 2025. Ogni mese – ha reso noto la direttrice generale del DIHK (Camera di Commercio e Industria tedesca), Helena Melnikov – 2000 aziende presentano istanza di fallimento, il livello più alto dal 2014. Le previsioni congiunte dei cinque principali istituti economici tedeschi a inizio aprile (Ifo, Diw, Kiel Institute IfW, Iwh, Rwi) hanno fotografato questo deterioramento: la crescita 2026 del Pil tedesco è ora stimata a un magro 0,6%, contro l’1,3% previsto lo scorso settembre, mentre nel 2027 la crescita economica salirà dello +0,9% e non più dell’1,4%.
Ad analizzare gli effetti della guerra in Iran sull’economia tedesca è un articolo de Il Sole 24 Ore. Le conseguenze dirette del conflitto – scrive il quotidiano – sono limitate. La Germania ha un’esposizione diretta modesta nei Paesi del Golfo e nel traffico dello Stretto di Hormuz. Ottiene petrolio e gas, incluso il gas naturale liquefatto, principalmente da Usa, Norvegia, Paesi Bassi, Libia e Kazakistan. Solo il 6,1% delle importazioni tedesche di petrolio greggio nel 2025 è arrivato direttamente dal Medio Oriente, mentre non c’è acquisto diretto di Gnl dalla regione. Inoltre, meno dell’1% delle importazioni tedesche passa direttamente attraverso lo stretto di Hormuz, stando alle statistiche di DIHK.
Eppure, l’economia tedesca è colpita molto duramente dagli impatti indiretti della guerra in Iran, che danneggia le catene di approvvigionamento di numerose materie prime critiche (alluminio, zolfo, elio), aumenta l’incertezza e l’instabilità. In aggiunta, crescono i ritardi nel trasporto marittimo e aereo e i costi delle assicurazioni dei container. Tutto questo contribuisce a spiegare la forte ostilità del governo di Friedrich Mertz verso la guerra avviata dall’amministrazione statunitense. Gli iraniani «stanno umiliando gli Usa», ha detto ieri il cancelliere tedesco a Berlino, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore in un altro articolo. «Non vedo quale sia l’exit strategy, i Guardiani della rivoluzione hanno umiliato un’intera nazione. Come europei – ha aggiunto – vogliamo impegnarci per una soluzione diplomatica».
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