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Regno Unito, ritardi nei pagamenti in aumento: cresce la pressione sulle imprese

L’indagine Coface rileva ritardi per l’89% delle aziende e termini medi saliti a 57 giorni. Il 57% teme un ulteriore peggioramento

I ritardi nei pagamenti delle imprese britanniche continuano ad aumentare, con effetti sulla liquidità e sul rischio di insolvenza lungo le filiere. Secondo la seconda indagine Coface sui comportamenti di pagamento nel Regno Unito, condotta nel luglio 2026 su 608 aziende, l’89% degli intervistati ha registrato ritardi nell’ultimo anno.

I pagamenti arrivano in media con 34 giorni di ritardo, due in più rispetto allo scorso anno, mentre i termini concessi ai clienti sono saliti di sei giorni, raggiungendo una media di 57 giorni. Le difficoltà finanziarie dei clienti rappresentano la principale causa dei ritardi, indicate dal 37% delle imprese.

L’allungamento dei tempi consente alle aziende debitrici di difendere la liquidità, ma trasferisce la pressione sui fornitori, soprattutto quelli di minori dimensioni. Un terzo delle grandi imprese concede termini superiori a 90 giorni, contro il 12% delle micro e piccole aziende.

«L’allungamento dei termini di pagamento sta aumentando ulteriormente la pressione sulle PMI», ha spiegato Benoit Urbin, Country Manager di Coface per Regno Unito e Irlanda, sottolineando che ogni giorno aggiuntivo necessario per incassare riduce la capacità delle imprese di crescere e assorbire nuovi shock.

Le prospettive restano deboli. Il 57% delle aziende prevede un ulteriore aumento dei ritardi nei prossimi dodici mesi, rispetto al 37% dello scorso anno, mentre il 45% si aspetta un peggioramento dell’economia britannica. Un quadro che potrebbe aumentare la pressione sulla qualità del credito, in particolare per le imprese con margini di liquidità più ridotti.

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