HomeDal Mondo degli NPENPECrediti enti locali: Roma capitale anche per l’incapacità di riscuoterli

Crediti enti locali: Roma capitale anche per l’incapacità di riscuoterli

Con 6,4 miliardi di residui attivi, la città amministrata da Roberto Gualtieri ha una capacità di smaltimento dei residui attivi di appena il 19 per cento. Sono 656 le amministrazioni comunali sotto la soglia di smaltimento del 35% che fa scattare l’obbligo di trasferire la riscossione dei crediti ad Amco. La stima viene da una proiezione del Centro Studi Enti Locali

Vi sono in Italia ben 1.285 comuni con una capacità di smaltimento dei residui attivi (cioè di crediti non riscossi e considerati incassabili) inferiore al 50% e sono 656 quelli al di sotto della soglia del 35% fissata dalla nuova disciplina, destinati quindi a dover cedere obbligatoriamente la gestione della riscossione coattiva dei propri crediti ad Amco, la Asset Management Company del Mef, secondo i nuovi indirizzi impartiti da un recente decreto legge del governo (dl n. 144/2026).

La stima emerge da una proiezione di Centro Studi Enti Locali, elaborata sulla base dei rendiconti di gestione di tutti i comuni italiani nel quadriennio 2022-2025. Per ogni ente è stato calcolato il tasso di smaltimento dei residui, applicando i criteri definiti dalla nuova normativa, così da individuare quelli che sono al di sotto della soglia di sbarramento fissata dal Mef (35%). Nel complesso – ha stimato il report – vi sarebbero venti miliardi di euro di crediti non riscossi, tra Imu, Tari, multe e altri tributi non pagati.

I comuni la cui capacità di riscossione è risultata essere inferiore al target fissato dalla norma sono l’8% del totale, ma la loro distribuzione è tutt’altro che omogenea. La difficoltà di incassare le proprie entrate risulta essere fortemente concentrata nel Mezzogiorno, dove si trovano ben 477 comuni sui 656 bocciati all’esame della riscossione (72,7%).

Nel Nord i comuni individuati sono 79 su 4.389, appena il 2%; al Centro sono 100 su 968, il 10%. Il divario emerge ancora più nettamente osservando le singole Regioni. Le percentuali più elevate sono quelle di Calabria (27,9%) e Campania (27%), seguite da Molise (18,4%) e Sicilia (17,8%). Il Lazio è al 15,1%, la Puglia al 14,8% e la Sardegna al 13%.

All’estremo opposto, l’incidenza è inferiore al 3% in Lombardia (1,5%), Emilia-Romagna (0,9%), Trentino-Alto Adige (0,7%), Piemonte (2,1%), Friuli-Venezia Giulia (2,3%) e Veneto (2,7%).

Guardando alle città, è Roma a vantare il maggiore ammontare di residui attivi (6.351 milioni), con un tasso di smaltimento di appena il 19 per cento. Peggiore della capitale, tra i comuni capoluogo, è soltanto la performance di Reggio Calabria (tasso di smaltimento del 13%), che tuttavia detiene un ammontare di crediti incassabili di molto inferiore (505 milioni). Sul lato opposto, l’amministrazione di Milano appare molto più efficiente, con un tasso di smaltimento del 74%, seguita da Torino (62%).

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