Le aree grigie sui reali rischi di Bff Bank alimentano le speculazioni sul titolo. Un lungo articolo di Milano Finanza ha ricostruito la vicenda della banca, specializzata nel factoring con la pubblica amministrazione, finita sotto i riflettori della vigilanza, che ha affiancato recentemente due commissari al consiglio di amministrazione.
L’istituto è reduce da una debacle borsistica che ha portato il suo titolo a perdere l’84,8% dall’inizio dell’anno, con una capitalizzazione borsistica precipitata dai 2,4 miliardi della primavera del 2024 ai 270 milioni attuali. Attualmente il 5% del capitale è in posizioni corte, che alimentano le speculazioni al ribasso.
A dispetto dell’ampia volatilità del suo titolo, il business model di Bff Bank – ha osservato il giornale – appare caratterizzato da un livello contenuto di rischiosità. Dopotutto l’attività dell’istituto consiste nel rilevare i crediti della pubblica amministrazione, principalmente quelli delle aziende sanitarie, e nel cercare di recuperarli. Per definizione le aziende pubbliche non possono fallire e, pertanto, la possibilità finale di un default di quei crediti è limitata. I fattori critici riguardano piuttosto i tempi del recupero dei crediti e la possibilità che i contenziosi con le pubbliche amministrazioni inadempienti si concludano con esiti sfavorevoli. Proprio su questo – ha ricordato il giornale – si sono concentrati gli interventi della Banca d’Italia negli ultimi due anni.
La prassi contabile di Bff prevedeva la sospensione del conteggio dei giorni di ritardo in caso di contenziosi o di passaggi in grado di rallentare l’incasso. Nella primavera del 2024 la Vigilanza, invece, applicando in modo rigoroso le linee guida dell’Eba, ha imposto che quel calcolo non venisse mai interrotto: superata la scadenza, i giorni dovevano continuare a decorrere indipendentemente dalle cause del ritardo. «Una differenza in apparenza formale – ha sottolineato Mf – ma con effetti molto rilevanti visto che ha portato alla riclassificazione di circa 1,4 miliardi di crediti tra le esposizioni deteriorate. Da qui è emerso il paradosso che più ha colpito gli osservatori: a fronte di 1,4 miliardi di crediti classificati come past due, gli accantonamenti si sono fermati a soli 0,7 milioni». La scelta di limitare gli accantonamenti è stata giustificata appunto con la possibilità soltanto teorica di un fallimento delle amministrazioni pubbliche debitrici.
Fatte le correzioni contabili, la situazione della banca sembrava essersi normalizzata quando, all’inizio di quest’anno, si sono materializzate nuove nubi. A febbraio la banca ha annunciato a sorpresa una maxi-pulizia del portafoglio con circa 95 milioni di oneri straordinari: 72,2 milioni legati a rischi legali, in gran parte connessi a sentenze sfavorevoli, e 22,4 milioni dovuti alla revisione dei tempi di incasso degli interessi di mora, stimati ora in circa 2.400 giorni. A queste componenti si è aggiunta una correzione contabile relativa a esercizi precedenti, con un impatto negativo sul patrimonio per 14-15 milioni.
Le nuove difficoltà hanno portato a un cambio al vertice dell’istituto, dove Giuseppe Sica ha preso il posto dello storico amministratore delegato, nonché primo azionista, Massimiliano Belingheri. Nelle scorse settimane, infine, una nuova ispezione della Banca d’Italia ha riguardato ancora una volta la classificazione dei crediti: potrebbero emergere fino a 800 milioni di nuovi past due legati agli interessi di mora e fino a 500 milioni per una lettura più restrittiva dei meccanismi di calcolo degli arretrati. In totale si arriva a 1,3 miliardi, ma la cifra è incerta e potrebbe variare.
Ed è per questo che il titolo di Bff Bank è attualmente in preda alla speculazione e la situazione potrebbe favorire l’ingresso di un raider interessato a rilevare la banca a prezzi da svendita. In questo scenario è circolato il nome di Bnp Paribas, da tempo attiva in Italia sia nel factoring verso la pubblica amministrazione sia nelle attività di banca depositaria, e di recente salita a circa il 3% di Bff.
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