Vi sono in Italia ben 1.285 comuni con una capacità di smaltimento dei residui attivi (cioè di crediti non riscossi e considerati incassabili) inferiore al 50% e sono 656 quelli al di sotto della soglia del 35% fissata dalla nuova disciplina, destinati quindi a dover cedere obbligatoriamente la gestione della riscossione coattiva dei propri crediti ad Amco, la Asset Management Company del Mef, secondo i nuovi indirizzi impartiti da un recente decreto legge del governo (dl n. 144/2026).
La stima emerge da una proiezione di Centro Studi Enti Locali, elaborata sulla base dei rendiconti di gestione di tutti i comuni italiani nel quadriennio 2022-2025. Per ogni ente è stato calcolato il tasso di smaltimento dei residui, applicando i criteri definiti dalla nuova normativa, così da individuare quelli che sono al di sotto della soglia di sbarramento fissata dal Mef (35%). Nel complesso – ha stimato il report – vi sarebbero venti miliardi di euro di crediti non riscossi, tra Imu, Tari, multe e altri tributi non pagati.
I comuni la cui capacità di riscossione è risultata essere inferiore al target fissato dalla norma sono l’8% del totale, ma la loro distribuzione è tutt’altro che omogenea. La difficoltà di incassare le proprie entrate risulta essere fortemente concentrata nel Mezzogiorno, dove si trovano ben 477 comuni sui 656 bocciati all’esame della riscossione (72,7%).
Nel Nord i comuni individuati sono 79 su 4.389, appena il 2%; al Centro sono 100 su 968, il 10%. Il divario emerge ancora più nettamente osservando le singole Regioni. Le percentuali più elevate sono quelle di Calabria (27,9%) e Campania (27%), seguite da Molise (18,4%) e Sicilia (17,8%). Il Lazio è al 15,1%, la Puglia al 14,8% e la Sardegna al 13%.
All’estremo opposto, l’incidenza è inferiore al 3% in Lombardia (1,5%), Emilia-Romagna (0,9%), Trentino-Alto Adige (0,7%), Piemonte (2,1%), Friuli-Venezia Giulia (2,3%) e Veneto (2,7%).
Guardando alle città, è Roma a vantare il maggiore ammontare di residui attivi (6.351 milioni), con un tasso di smaltimento di appena il 19 per cento. Peggiore della capitale, tra i comuni capoluogo, è soltanto la performance di Reggio Calabria (tasso di smaltimento del 13%), che tuttavia detiene un ammontare di crediti incassabili di molto inferiore (505 milioni). Sul lato opposto, l’amministrazione di Milano appare molto più efficiente, con un tasso di smaltimento del 74%, seguita da Torino (62%).
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