L’euro digitale non rappresenta soltanto un argomento tecnico legato a infrastrutture e standard informatici, ma assume una dimensione strategica in termini di sovranità economica europea. Lo ha ribadito Pietro Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, in un’intervista al Suddeutsche Zeitung, evidenziando che «l’euro digitale crea uno standard europeo».
Questa affermazione rimanda a un obiettivo concreto: costruire un’infrastruttura comune che consenta ai fornitori di servizi di pagamento europei di operare in tutta l’area dell’euro, riducendo la dipendenza da sistemi esterni. Cipollone ha illustrato il concetto con un’analogia efficace: «È come una rete ferroviaria pubblica, dove le compagnie ferroviarie possono far viaggiare i loro treni e raggiungere qualsiasi destinazione».
In tale prospettiva, l’euro digitale costituisce la rete, mentre i servizi di pagamento privati europei rappresentano i treni, con l’Europa nella posizione di proprietaria dell’infrastruttura.
La distinzione è rilevante soprattutto perché una parte significativa dell’infrastruttura dei pagamenti è attualmente controllata da società statunitensi, che, come ha osservato Cipollone, «in teoria, potrebbero tagliarci fuori». In un contesto in cui i pagamenti sono digitali e immediati, la dipendenza da infrastrutture esterne comporta una vulnerabilità non solo economica, ma anche geopolitica.
A tal proposito, l’esponente della Bce ha ricordato il caso della Corte penale internazionale dell’Aja sanzionata dagli Stati Uniti per aver emesso un mandato di cattura nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e di altri leader (sia israeliani che di Hamas) per i fatti relativi al conflitto a Gaza. Oltre al divieto di entrare negli Usa, i membri della Corte, tra cui il procuratore capo Karim Khan, hanno avuto bloccate le carte di credito Visa e Mastercard anche per i pagamenti effettuati in Europa. È un esempio, per Cipollone, della mancanza di autonomia che caratterizza attualmente il sistema dei pagamenti in Europa, ciò che verrebbe risolto con l’euro digitale.
Cipollone ha inoltre sottolineato che la moneta elettronica dell’Unione non è utile solo a seguito della sua eventuale emissione, prevista al più presto nel 2029, ma anche nella fase precedente. Se la normativa fosse approvata oggi, «i retailer e i fornitori di servizi IT ne inizierebbero immediatamente l’implementazione», ha affermato e, una volta definiti i requisiti, gli standard dell’euro digitale sarebbero disponibili a tutti, consentendo alle soluzioni di pagamento private europee di svilupparsi e integrarsi «anche prima dell’emissione dell’euro digitale».
In questo senso, la costruzione dell’euro digitale appare come un processo di creazione di un ecosistema condiviso, volto a rendere più agevoli e sicuri i pagamenti in Europa. Ogni ritardo, conclude Cipollone, «ci rende più dipendenti dai sistemi di pagamento esteri».
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