AIFI ha presentato insieme a SICI la ricerca «Finanziarie regionali e private capital: l’impatto sul territorio», un’analisi dedicata al ruolo delle finanziarie regionali nel supporto alle imprese e all’economia reale, con un focus particolare sulla Toscana. Nate tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, queste realtà sono diventate negli ultimi venti anni uno strumento chiave delle Regioni per sostenere soprattutto le piccole e medie imprese nei percorsi di crescita e consolidamento, passando dal private equity e venture capital al più recente private debt.
Oggi AIFI associa dieci finanziarie regionali distribuite su tutto il territorio nazionale, attive in diversi ambiti del private capital e adattate alle esigenze delle imprese e dei contesti locali.
Nel corso degli ultimi 25 anni, le finanziarie regionali hanno investito complessivamente 1,5 miliardi di euro in oltre 2.000 operazioni di private capital, con oltre 500 milioni investiti solo negli ultimi cinque anni e un 2024 record con quasi 200 milioni. Nel private equity e venture capital, 19 finanziarie hanno realizzato investimenti per 1,1 miliardi, coinvolgendo 850 società, con un trend in ripresa dopo la contrazione 2013-2019 e una stabilizzazione recente intorno ai 50 milioni annui.
La parte più consistente degli interventi riguarda l’expansion (46% degli investimenti e 60% del capitale), operazioni di minoranza fondamentali per le PMI familiari che puntano a crescere e internazionalizzarsi. Le operazioni in seed e startup rappresentano il 45% del numero di investimenti, con importi medi di circa 500 mila euro.
Sul fronte del private debt, otto finanziarie regionali hanno investito quasi 400 milioni in 138 società, con il 2024 come anno migliore (130 milioni in 25 società). La maggior parte degli interventi (95%) sostiene la crescita aziendale, soprattutto interna (76%), con una quota del 15% che combina crescita interna ed esterna, anche tramite acquisizioni.
La distribuzione degli investimenti è concentrata soprattutto nel Nord e nel Centro: nel private equity e venture capital il Friuli-Venezia Giulia guida con il 38% delle operazioni, seguito da Lazio e Umbria; nel private debt il Veneto è al primo posto con il 27%, seguito da Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.
Per settori, le operazioni di private equity e private debt si concentrano soprattutto nei beni e servizi industriali, mentre nel venture capital domina l’ICT con oltre il 30% degli investimenti. Dal punto di vista dimensionale, il 90% delle operazioni di private equity riguarda PMI, con un terzo nel range di fatturato 2-10 milioni; nel private debt prevalgono le PMI (66%), ma con imprese mediamente più grandi, soprattutto nella fascia 10-30 milioni di fatturato.
L’analisi mostra anche un impatto positivo sugli indicatori economico-finanziari: nel venture capital gli addetti passano da 2 a 7 e i ricavi da 130 mila a 500 mila euro in tre anni; nel private equity, dipendenti e fatturato crescono rispettivamente del 38% e del 49%; nel private debt, addetti +13% e fatturato +43%. Questi risultati confermano che il private capital non si limita a fornire risorse finanziarie, ma supporta percorsi di crescita, innovazione, internazionalizzazione e managerializzazione, con effetti anche sul ricambio generazionale.
In Toscana, regione con un tessuto industriale che spazia dal tessile e alimentare alla farmaceutica e tecnologia, le finanziarie regionali hanno investito 130 milioni in 25 anni su 82 società, soprattutto in early stage (43%) ed expansion (42%), principalmente in PMI. I settori più interessati sono manifatturiero, ICT e servizi per il consumo.
Anna Gervasoni, Direttore Generale AIFI, sottolinea che «le finanziarie regionali rappresentano uno strumento fondamentale di politica economica a supporto del tessuto imprenditoriale» e che il private capital «non fornisce solo risorse finanziarie, ma accompagna le aziende nei percorsi di crescita, managerializzazione e innovazione».
Vittorio Gabbanini, Presidente di SICI, osserva che finanziarie regionali e operatori come SICI mantengono il focus sulle PMI, in un mercato sempre più orientato verso buyout e imprese più grandi, e ribadisce che «il private capital non è speculazione finanziaria: è capitale paziente, competente, che costruisce valore nel tempo», con effetti evidenti su fatturati, internazionalizzazione e occupazione qualificata. Per questo, conclude Gabbanini, è necessario potenziare questo strumento strategico di politica economica a sostegno delle PMI e dei territori.
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