Il numero di fallimenti aziendali con debiti di almeno 10 milioni di yen in Giappone, nell’anno fiscale 2025 conclusosi il mese scorso, è aumentato del 3,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il massimo degli ultimi 12 anni, secondo quanto riportato oggi da Tokyo Shoko Research Ltd. Il dato annuale ha toccato quota 10.505, in aumento per il quarto anno consecutivo, a testimonianza di un incremento dei fallimenti tra le piccole imprese. I fallimenti aziendali legati alla carenza di manodopera o all’aumento dei costi del lavoro hanno raggiunto il livello record di 442 casi.
Sono aumentati anche i fallimenti derivanti dall’inflazione. I fallimenti sono aumentati in cinque dei dieci settori analizzati. Nel settore dei servizi, inclusi i ristoranti, il numero è aumentato del 5,5%, arrivando a 3.585, anch’esso un record. Poiché i costi di cibo e utenze continuano ad aumentare senza mostrare segni di rallentamento, molte aziende non sono state in grado di aumentare i prezzi e sono incappate in difficoltà finanziarie. Anche i settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca e dell’industria mineraria, insieme a quelli delle costruzioni, del commercio al dettaglio e del settore immobiliare, hanno registrato un numero maggiore di fallimenti rispetto all’anno precedente.
L’andamento dei fallimenti si coniuga con un sentiment delle imprese giapponesi tornato a indebolirsi in modo marcato, scendendo ai livelli più bassi dall’inizio della guerra in Ucraina, mentre l’impatto del conflitto tra Iran e Israele si trasmette soprattutto attraverso il rincaro del petrolio e le interruzioni delle catene di approvvigionamento. L’indice di fiducia elaborato dal governo – riferisce Reuters – si attesta a 42,2 punti, in calo di 6,7 punti su febbraio, segnale di un deterioramento che si riflette anche nelle aspettative a breve termine, con l’indicatore prospettico sceso a 38,7, minimo da fine 2020.
In questo contesto, la posizione della Bank of Japan si fa più complessa: dopo aver avviato nel 2024 l’uscita dalla politica ultra-espansiva e portato il tasso di riferimento allo 0,75%, l’istituto guidato da Kazuo Ueda deve ora bilanciare segnali contrastanti, tra il rafforzamento dei salari reali, cresciuti dell’1,9% a febbraio, e i rischi al ribasso legati al contesto internazionale. «Il danno diretto del conflitto appare finora limitato. Tuttavia, dati i rischi economici al ribasso, l’ostacolo per un rialzo dei tassi da parte della BOJ ad aprile potrebbe rivelarsi elevato», osserva Toru Suehiro, capo economista di Daiwa Securities, una delle principali società di intermediazione finanziaria del Giappone.
Intanto il governo giapponese ha rivisto al ribasso la propria valutazione congiunturale, segnalando come la ripresa mostri segnali di indebolimento proprio mentre l’aumento dei costi energetici rischia di pesare su consumi e produzione, lasciando sullo sfondo uno scenario in cui inflazione e crescita procedono su binari meno allineati.
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