Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha avviato un processo di modernizzazione rilevante nella giustizia italiana, ma non ancora sufficiente a superare le criticità strutturali del sistema. È il giudizio di Assonime, l’associazione delle società per azioni, che ha dedicato un report della collana «Note e Studi» ai risultati degli investimenti effettuati nel sistema giudiziario, quando il programma europeo è ormai entrato nella sua fase conclusiva.

Il progetto – spiega il report – ha avuto il merito di introdurre un cambio di approccio significativo, basato su obiettivi misurabili, interventi normativi e investimenti in capitale umano, digitalizzazione e organizzazione. Il bilancio complessivo evidenzia progressi importanti ma – appunto – non ancora consolidati.
• Nel settore penale, i target di riduzione dei tempi sono stati formalmente raggiunti, ma emergono segnali recenti di rallentamento che mettono in discussione la sostenibilità dei risultati.
• Nel settore civile, invece, l’obiettivo principale appare difficilmente conseguibile: la riduzione del tempo medio per definire un procedimento giudiziario (disposition time) si è fermata al 27,8% rispetto al 2019, lontano dal target del 40%, con criticità concentrate soprattutto nei Tribunali.
• Sul fronte dell’arretrato, i risultati sono stati positivi per quanto riguarda lo smaltimento delle pendenze più risalenti, ma il quadro complessivo resta problematico: dal 2024 sono tornate a crescere nuove iscrizioni e procedimenti pendenti, segnalando un sistema ancora incapace di assorbire stabilmente la domanda di giustizia.
Permangono – sottolinea Assonime – criticità strutturali rilevanti: scoperture di organico elevate, instabilità dell’Ufficio per il processo, digitalizzazione incompleta e spesso inefficiente sul piano operativo, oltre a ritardi negli interventi di edilizia giudiziaria. «Questi fattori incidono direttamente sulla capacità del sistema di garantire tempi certi e qualità delle decisioni».
Per il sistema economico – osserva l’associazione – «la questione centrale non è solo la durata dei procedimenti, ma anche la prevedibilità della risposta giudiziaria. Uniformità interpretativa, stabilità degli orientamenti e certezza del diritto rappresentano condizioni essenziali per ridurre il rischio legale». In questa prospettiva, il Piano strutturale di bilancio 2025-2029 rappresenta un primo passo verso il consolidamento delle riforme e queste, per Assonime, sono le priorità strategiche:
• rafforzare stabilmente il capitale umano e colmare le scoperture di organico;
• consolidare e ampliare l’Ufficio per il processo;
• completare e rendere effettiva la digitalizzazione, anche attraverso il passaggio al cloud;
• rafforzare il ruolo della Corte di cassazione per assicurare l’uniforme interpretazione della legge e aumentare la prevedibilità delle decisioni;
• incentivare gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e semplificare le procedure esecutive e concorsuali.
«I risultati conseguiti grazie al Pnrr per una giustizia più veloce e quindi più giusta – ha commentato Stefano Firpo, direttore generale di Assonime – rischiano di essere effimeri se lo sforzo riformatore rimarrà isolato senza irrobustire gli organici, investire in digitalizzazione attraverso il passaggio al cloud nazionale e rafforzare il ruolo della Corte di Cassazione concentrandone l’attività sulle controversie di forte impatto giurisprudenziale».
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


