Grandi banche: gli utili record nel 2025 non fermano il calo dell’occupazione

I maggiori cinque istituti di credito hanno tagliato 8mila posti di lavoro

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Nel 2025 i primi cinque gruppi bancari italiani hanno registrato utili record per oltre 27,8 miliardi di euro (+10,6% sul 2024), con un Roe del 14,7%. La flessione del margine di interesse (-5,1%) è stata compensata dalla crescita di commissioni (+6%) e attività assicurativa (+17,1%), che pesano ormai per il 39% dei ricavi, ben sopra la media europea. Lo scrive Teleborsa, riassumendo i risultati appena pubblicati dei maggiori big del credito.

Nonostante le performance lusinghiere, gli istituti di credito hanno continuato a ridurre la loro occupazione. Il costo del personale è diminuito (-0,4%) a seguito del taglio di oltre 8mila posti di lavoro (-3,5%). Il cost/income è sceso al 42% e il costo del lavoro rappresenta ormai solo il 25,8% dei proventi operativi. In aumento la produttività, con commissioni nette per dipendente a +8,6%. Migliora anche la qualità del credito (Npl ratio all’1,2%).

«Dall’analisi dei risultati record conseguiti nel 2025 dai primi cinque gruppi bancari italiani emerge il forte orientamento dell’attività ai business del risparmio – commenta il segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani –. Le commissioni e il risultato dell’attività assicurativa, che in gran parte deriva da rami vita, hanno registrato infatti incrementi molto significativi: ormai sono quasi il 39% del totale dei ricavi, ben al di sopra della media dei grandi gruppi bancari europei, pari al 27%».

«La professionalità, le competenze e la dedizione delle lavoratrici e dei lavoratori hanno consentito la crescita costante di queste componenti di ricavo, come dimostrano tutti gli indicatori di produttività in forte aumento» ha sottolineato Colombani . «Pertanto, è necessaria una forte redistribuzione di tali eclatanti risultati, perché è impensabile e ingiusto che i benefici economici riguardino solo gli azionisti. Nella piattaforma di rivendicazione che stiamo elaborando con le altre organizzazioni sindacali, dedicheremo alle richieste economiche tutta l’importanza che oggettivamente devono avere, considerato il costante aumento della redditività del capitale, merito del contributo di lavoratrici e lavoratori, che si contrappone alla diminuzione del costo del lavoro. Inoltre, valutiamo che sia un grosso errore l’obiettivo di riduzione dell’occupazione. Il reskilling è una necessità, oltre che una possibile opportunità di crescita professionale, dovuta alle grandi trasformazioni in atto e alle scelte di business. Invece, ridurre i posti di lavoro mentre aumentano ricavi e utili è dannoso per il Paese e, francamente, appare come un controsenso economico per le banche. Oppure, il disegno non dichiarato, perché sarebbe pregiudizievole per la reputazione di quelle banche che hanno questo obiettivo, consiste nel sostituire il lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale».

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