L’insolvenza non è ai primi posti tra i pericoli percepiti dalle imprese, ma è un rischio in continua crescita. Lo segnala l’ultima edizione del «Risk Barometer» di Allianz, che annualmente classifica l’andamento dei rischi aziendali. Il report – frutto, quest’anno, di interviste a 3.338 tra aziende, broker e organizzazioni di categoria di 97 Paesi – considera gli incidenti informatici il rischio che maggiormente preoccupa le imprese a livello globale, seguiti dalle incertezze relative all’Intelligenza artificiale e all’interruzione dell’attività.
L’insolvenza viene soltanto al 16° posto, ma, appunto, si tratta di un rischio in crescita. Per il quinto anno consecutivo, Allianz Trade prevede un andamento dei fallimenti in aumento del +3% nel 2026 (dopo il +6% nel 2025). Questo aumento sarà trainato principalmente dal Nord America (+4%) e dall’Asia (+4%). Si prevede che l’Europa centrale e orientale e l’America Latina (+5% e +3%, rispettivamente) sperimenteranno un altro aumento per il quarto anno consecutivo.
I motivi di un trend così sfavorevole? In primo luogo pesa una prolungata debolezza della crescita economica, con un ritmo nell’eurozona che dovrebbe rimanere al di sotto della soglia necessaria per stabilizzare le insolvenze. In secondo luogo, rispetto all’ultimo decennio di abbondanza monetaria, il nuovo scenario è caratterizzato da rigide condizioni di (ri)finanziamento, con tassi di interesse persistentemente elevati e un’offerta di credito limitata, fattori che stanno mettendo a dura prova le imprese fortemente indebitate e ad alta intensità di capitale, in particolare le PMI.
In terzo luogo, la combinazione di caotiche tensioni politiche, climatiche e commerciali internazionali spinge alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento. Infine, si manifestano con forza cambiamenti nel panorama competitivo, con l’impennata della creazione di imprese e alcune debolezze specifiche di settore, con vulnerabilità più acute nei comparti dell’edilizia e dell’automotive.
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