In Italia prendere un prestito può diventare un salasso. Secondo l’ultimo studio del Centro Studi Unimpresa, i tassi massimi legali sui finanziamenti per famiglie e imprese possono superare il 23% e, in certi casi, sfiorare quasi un quarto del capitale preso in prestito. Stiamo parlando soprattutto di strumenti di uso quotidiano come il credito revolving, cioè le carte rateizzate, o gli scoperti di conto corrente senza affidamento, usati spesso per far fronte a spese improvvise. Anche prestiti più «sicuri», come la cessione del quinto dello stipendio, restano sopra il 21%, mentre il credito personale e quello finalizzato viaggiano tra il 18% e il 19%. Insomma, anche strumenti pensati per essere accessibili possono rivelarsi incredibilmente costosi.
La situazione non migliora per le piccole imprese: un’apertura di credito in conto corrente fino a 5.000 euro può arrivare a tassi del 17%, il leasing strumentale al 16% e quello su veicoli al 15%. In pratica, il sistema legale permette ancora livelli di costo del denaro molto elevati, soprattutto per forme di credito flessibili o non garantite. Questo significa che, pur restando dentro la legge, chi ha meno margini di manovra rischia di pagare cifre davvero pesanti, mentre la tutela prevista dalla normativa resta più teorica che concreta.
Il messaggio è chiaro: il credito in Italia è accessibile solo sulla carta. La realtà è che famiglie e microimprese si trovano spesso a dover fare i conti con tassi che sembrano fuori misura, e non basta rispettare la legge per sentirsi davvero protetti.
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