Contenziosi tributari: le liti maggiori riguardano la Tari

La rielaborazione annuale dei contenziosi effettuata dall’Amministrazione finanziaria anticipata da «Il Sole 24 Ore». Il valore complessivo delle liti oscilla tra i 20 e i 22 miliardi

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Le tasse più contestate davanti ai giudici tributari non sono più l’Irpef e l’Imu. Nel 2025 è salita in testa la Tari, con ricorsi passati dai 10.561 del 2021 ai 25.106 nel 2025 (+135,7%). L’Irpef e l’Imu sono rimaste ferme rispettivamente a quota 23.687 e 23.391 ricorsi. Lo scrive «Il Sole 24 Ore», anticipando la rielaborazione annuale dell’Amministrazione finanziaria con numeri al 31 dicembre 2025.

Sullo sfondo – fa presente «il giornale» – si stima che il valore complessivo delle liti di primo e secondo grado abbia oscillato tra i 20 e i 22 miliardi, una forchetta in linea con il peso storico annuale delle liti fiscali. Solo che, nell’ultimo anno, dietro questa apparente continuità, si è aperta una crepa: mentre il valore complessivo è rimasto enorme, il flusso delle cause è rallentato.

Le nuove liti depositate in primo grado sono calate del 14,6 per cento. E, se si somma anche il secondo grado, la flessione si attenua ma resta netta: -10 per cento. In numeri assoluti, dai 224.767 ricorsi del 2024 si è scesi a 202.267 nel 2025 (155.486 in primo grado e 46.781 in secondo).

Il calo dei ricorsi non dipende da una minore litigiosità, ma è piuttosto un risultato tecnico. Il 2024, infatti, era stato un anno «gonfiato» da una doppia anomalia. Da un lato, si erano esauriti gli effetti della definizione agevolata del 2023, che per 11 mesi aveva congelato i termini per impugnare: chi non aveva aderito aveva atteso e aveva depositato ricorso nel 2024. Dall’altro, nello stesso anno, l’abrogazione della mediazione per le liti fino a 50 mila euro aveva cancellato i 90 giorni di trattativa tra Fisco e contribuente, riversando i ricorsi direttamente sul sistema giudiziario.

Per questo il 2025 appare più basso: non perché il contenzioso si sia dissolto, ma perché, venuti meno gli effetti delle due misure, i ricorsi sono tornati sul binario normale. Valori classici, in linea o poco sopra il 2022, quando non c’erano misure deflattive a comprimere o rinviare le liti.

La vera sorpresa del 2025 sta, appunto, nel sorpasso della Tari, che si alimenta, da una parte, in Campania e, dall’altra, nel Lazio, soprattutto a Roma, dopo l’avvio – a novembre 2024 – del piano anti-«furbetti» voluto dal sindaco Roberto Gualtieri. Una stretta che, nel giro di pochi mesi, sembra aver spostato il baricentro del contenzioso: dal reddito e dalle proprietà alla spazzatura.

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