Negli Stati Uniti, le banche tradizionali e l’industria delle criptovalute si trovano in una vera battaglia sui token digitali ad alto rendimento che offrono pagamenti annuali agli investitori. Le due parti – spiega un articolo del Wall Street Journal – «si scontrano su ciò che le aziende di criptovalute chiamano “ricompense”, ovvero pagamenti annuali agli investitori basati su una percentuale del loro patrimonio totale. Sono comunemente utilizzati per le stablecoin, token popolari tipicamente ancorati al dollaro statunitense e impiegati per il trading, i pagamenti esteri e i trasferimenti di denaro. Per le banche, i premi sulle stablecoin di aziende come Coinbase Global, che pagano il 3,5%, assomigliano a depositi ad alto rendimento, ma senza le normative a cui sono soggetti per la custodia del denaro dei clienti».
Secondo il quotidiano, le banche avrebbero inondato legislatori e senatori di lettere e telefonate, sostenendo che questi incentivi rischiano di ridurre i depositi delle piccole banche e di limitare la loro capacità di sostenere le comunità locali. «Sentiamo ogni giorno i banchieri delle comunità che sono preoccupati per l’impatto che le stablecoin che offrono rendimenti avranno sulla loro base di depositi e sulla loro capacità di concedere prestiti e sostenere le loro comunità locali», ha dichiarato Brooke Ybarra, vicepresidente senior per l’innovazione e la strategia presso l’American Bankers Association.
Lo scontro tra le lobby sta rallentando il voto della Commissione bancaria del Senato su una legge che rappresenterebbe il primo quadro normativo completo per tutti gli asset digitali negli Stati Uniti. Alcune grandi banche americane, come JPMorgan e Citigroup, respingono i premi sulle stablecoin ma sviluppano comunque piani per prodotti e partnership in criptovalute, mentre altre, come Bank of America, valutano se lanciare stablecoin proprie.
I leader delle criptovalute accusano le associazioni bancarie di usare le banche locali come «facciata» per proteggere gli interessi dei grandi istituti, mentre gruppi come Stand With Crypto inondano il Congresso di richieste per mantenere le ricompense sugli investimenti in stablecoin. «Questo è probabilmente uno dei loro più grandi sforzi di lobbying che abbiamo visto da molto tempo a questa parte», ha commentato Summer Mersinger, CEO della Blockchain Association.
La tensione mette in luce il contrasto tra le nuove leve digitali e le banche storiche, forti di rapporti decennali a Washington, e il rischio per gli istituti tradizionali di perdere clienti a favore delle stablecoin. «Mi sembra che noi accogliamo sempre la concorrenza. Non si tratta di dire che non vogliamo competere, ma di evitare la creazione di un ecosistema parallelo che abbia tutte le stesse proprietà economiche e gli stessi rischi senza un’adeguata regolamentazione», ha spiegato Jeremy Barnum, CFO di JPMorgan Chase. La partita è ancora tutta da giocare e il futuro della legislazione americana sulle stablecoin potrebbe cambiare radicalmente il rapporto tra criptovalute e finanza tradizionale negli Stati Uniti.
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