Banca Progetto: i termini ufficiali del piano di salvataggio

La ricapitalizzazione del FITD ammonterà a 750 milioni. Un articolo de La Stampa ripercorre le tappe del dissesto. Il modello di crediti facili ha generato NPL per 1.530 milioni, di cui 1.150 assistiti da garanzie pubbliche

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Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), assieme alle cinque principali banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Bpm, Bper), ha comunicato ufficialmente i termini del piano di salvataggio di Banca Progetto, l’istituto di credito commissariato lo scorso anno dalla Banca d’Italia per i crediti facili accordati alla clientela (anche alla ’ndrangheta).

I termini dell’operazione confermano quanto era già trapelato informalmente nei giorni precedenti. In dettaglio, il FITD effettuerà una ricapitalizzazione della banca per complessivi 750 milioni di euro «in parte in via anticipata in conto futuro aumento del capitale», secondo quanto riferisce un comunicato diffuso dal FITD.

In virtù di questa iniezione di capitale, necessaria per ripristinare i ratio patrimoniali della banca commissariata, il Fondo interbancario diverrà l’unico azionista di Banca Progetto, ma cederà subito dopo la gran parte della propria partecipazione – rimanendo socio al 9,9% – alle cinque banche, per un corrispettivo totale di 40 milioni di euro.

A latere della ricapitalizzazione, avranno luogo altre due operazioni: una cessione di crediti deteriorati (a un fondo partecipato per metà da Amco e per metà dalle cinque banche) per un valore di circa 2,5 miliardi di euro lordi, e una cartolarizzazione di crediti non deteriorati («performing»), che dovrebbe prevedere il coinvolgimento nuovamente dei cinque istituti di credito e anche della banca pubblica Mcc. Entrambe le operazioni dovrebbero essere coperte da garanzie del FITD.

L’impegno delle parti – precisa ancora la nota – «è di finalizzare l’operazione nel suo complesso nel più breve tempo possibile (e presumibilmente nel marzo 2026), subordinatamente all’ottenimento delle autorizzazioni delle competenti autorità di Vigilanza, all’approvazione dell’assemblea dei soci di Banca Progetto e al soddisfacimento di alcune ulteriori condizioni previste nel term sheet».

Sulla vicenda è stato pubblicato ieri anche un lungo articolo de La Stampa, che ha ripercorso le principali tappe del dissesto, sostanzialmente causato dai crediti facili accordati dall’istituto guidato da Paolo Fiorentino, crediti in gran parte garantiti dallo Stato. Le ispezioni della Banca d’Italia hanno fatto emergere «gravi irregolarità nella gestione di diverse posizioni di rischio, anche di importo rilevante, protrattesi dopo l’avvio dell’amministrazione giudiziaria», disposta inizialmente dal tribunale prima che Via Nazionale intervenisse con il commissariamento.

Nel complesso, gli accertamenti hanno riscontrato un ammontare rilevante di crediti deteriorati, saliti fino a 1.530 milioni di euro. Di questi, ben 1,15 miliardi sono risultati coperti da garanzia pubblica di Mcc o di Sace. Le garanzie coprivano la stragrande maggioranza dei crediti in sofferenza (230 milioni su 296,5 milioni totali classificati a sofferenza), oltre a circa 700 milioni di crediti classificati come inadempienze probabili e circa 230 milioni di crediti scaduti.

In totale, dei 9,3 miliardi di euro di crediti verso la clientela, ben 6,3 miliardi – ha scritto ancora il quotidiano – erano assistiti da garanzia pubblica.

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