Legal Quant: l’avvocato-ingegnere che ridisegna la professione legale

Dalla giurimetria alla costruzione di sistemi: profilo, competenze e implicazioni per gli studi italiani

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L’origine di una definizione

Nel gennaio 2026, Jamie Tso (senior associate presso Clifford Chance a Hong Kong) ha pubblicato un articolo su Substack intitolato “The Jane Street of Law: The rise of the Legal Quant“. Il testo propone una distinzione che sta guadagnando trazione nel dibattito internazionale: da un lato gli avvocati che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale come semplici acceleratori del lavoro esistente, dall’altro un gruppo più ristretto che tratta l’AI come infrastruttura operativa, configurandola, valutandola e integrandola in flussi end-to-end.

È questo secondo gruppo che Tso chiama Legal Quant. Il riferimento a Jane Street (la celebre società di trading quantitativo newyorkese nota per la cultura ingegneristica e l’eccellenza operativa) non è casuale. L’analogia suggerisce un modello culturale in cui codice e sistemi non rappresentano un supporto accessorio, ma costituiscono il linguaggio comune e la leva competitiva primaria.

La definizione operativa proposta è costruita per contrasto: il Legal Quant non si limita a formulare prompt efficaci o a utilizzare add-in di Word potenziati dall’AI. È, invece, un professionista che non teme gli strumenti tecnici (compreso il terminale), comprende perché l’approccio “incolla e chiedi al modello” non scala, ragiona in termini di “prompt + retrieval + valutazione” e sa costruire piccoli strumenti o collaborare con ingegneri senza perdite di traduzione.

Il Legal Quant non è un avvocato che usa ChatGPT. È un professionista che configura, valuta e integra l’intelligenza artificiale dentro flussi di lavoro end-to-end, trasformando problemi legali in sistemi misurabili, verificabili e distribuibili.

Giurimetria: le radici quantitative della professione

Il concetto di Legal Quant s’innesta su una tradizione consolidata: la giurimetria. Il termine fu coniato nel 1949 dall’avvocato e giudice statunitense Lee Loevinger per indicare l’applicazione di metodi quantitativi e informatici al diritto. L’obiettivo era ambizioso: rendere il diritto misurabile, trasformando la sentenza in un risultato verificabile come un’operazione matematica.

In Italia, la giurimetria ha trovato terreno fertile soprattutto nel settore bancario e finanziario. L’analisi giurimetrica dei contratti bancari permette di caratterizzare un rapporto creditizio valutandone l’evoluzione temporale e verificandone la compatibilità normativa, un approccio che si rivela prezioso nel contenzioso su anatocismo, usura e derivati. Alma Iura applica metodologie giurimetriche da oltre vent’anni nel contenzioso bancario, sviluppando modelli quantitativi per l’analisi dei rapporti di credito e la verifica della conformità normativa dei contratti finanziari.

La transizione dalla giurimetria tradizionale al paradigma Legal Quant segna però un salto qualitativo. Non si tratta più soltanto di applicare statistiche ai precedenti giurisprudenziali, ma di costruire sistemi che trasformino il lavoro legale in risultati verificabili, misurabili e distribuibili.

Competenze distintive: oltre l’uso degli strumenti

Il profilo del Legal Quant si caratterizza per una combinazione specifica di competenze. La prima è il pensiero sistemico applicato al settore legale, con particolare attenzione all’architettura dei sistemi di retrieval. Il riferimento esplicito è al paradigma RAG (Retrieval-Augmented Generation), che combina modelli generativi con memorie esterne interrogabili per migliorare l’accesso alla conoscenza e la tracciabilità delle fonti.

Per un Legal Quant, questo si traduce in domande operative: quali documenti il modello è autorizzato a usare? Come li recupera? Che copertura ha? Come si gestiscono errori tipici come documenti mancanti, ambiguità, citazioni inventate o conflitti tra fonti?

La seconda competenza distintiva è l’ossessione per la valutazione. Non “mi sembra che funzioni”, ma un metodo strutturato di valutazione e test di regressione. La letteratura accademica offre strumenti concreti: benchmark come LegalBench, sviluppato con 162 task su diversi tipi di ragionamento giuridico, o LexGLUE per la valutazione standardizzata su task legali. Questi strumenti forniscono un linguaggio per misurare la qualità, fare test di regressione e capire se un aggiornamento di modello o di retrieval produce miglioramenti reali.

La terza competenza è la capacità di costruire; non necessariamente in prima persona (il Legal Quant non deve essere un programmatore), ma con la capacità di far costruire strumenti piccoli ma reali, collaborando con ingegneri senza frizione. La comunità LegalQuants, formatasi attorno a queste figure, parla esplicitamente di “architetture su misura” e sperimentazione end-to-end.

Il contesto italiano: adozione accelerata e nuove responsabilità

Il mercato legale internazionale sta vivendo una trasformazione significativa. Secondo lo studio Clio 2024, l’adozione dell’AI negli studi legali è passata dal 19% al 79% in un solo anno. La pandemia ha funzionato da acceleratore, costringendo anche i più resistenti a familiarizzare con strumenti digitali.

Questo scenario crea le condizioni per l’emergere di profili Legal Quant anche nel contesto nazionale. I dati dell’Italian Legal Tech Report di Legal Tech Italy documentano un ecosistema in crescita, con startup attive nell’automazione documentale, nell’analisi contrattuale e nella compliance.

Tuttavia, l’accelerazione tecnologica solleva questioni di responsabilità professionale, che richiedono attenzione. La Guida del CCBE sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa da parte degli avvocati, pubblicata nell’ottobre 2025, affronta esplicitamente i rischi delle “allucinazioni”: la produzione di sentenze inesistenti, riferimenti normativi inaccurati o interpretazioni non supportate da fonti reali. Il documento richiama gli obblighi di riservatezza, competenza e verifica dei risultati che gravano sul professionista.

In Italia, la legge 23 settembre 2025, n. 132 ha introdotto disposizioni specifiche sull’utilizzo dell’AI nelle professioni intellettuali, stabilendo che tale utilizzo è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione.

Distinzione critica: velocità vs qualità

Un punto centrale nell’impostazione di Tso merita particolare attenzione. Il Legal Quant non persegue semplicemente l’efficienza (andare più veloce) ma punta ad alzare la qualità. L’autore parla esplicitamente di “AI excellence” contrapposta ad “AI slop“: la prima combina accuratezza e velocità superiori al mercato, la seconda produce risultati superficiali più rapidamente.

Questa distinzione ha implicazioni pratiche immediate. Un esempio: invece di scrivere “il mercato è…” in un parere, il Legal Quant costruisce visualizzazioni interattive e distribuzioni filtrabili. Invece di rivedere manualmente migliaia di clausole, interroga il sistema su quante deviano dallo standard, quali schemi ricorrenti di deviazione esistono e presenta i risultati in un’interfaccia verificabile.

Il valore non sta nel produrre più bozze, ma nel trasformare lavoro legale ripetibile in sistemi che altri possono riusare, misurare e migliorare.

Collocazione organizzativa: rapporto con legal ops e legal engineering

Il Legal Quant non nasce nel vuoto, ma si colloca in una convergenza di ruoli già in movimento: legal operations, legal engineering, legal technologist.

Le legal operations, come definite dal Corporate Legal Operations Consortium, abilitano i team legali applicando pratiche di business alla erogazione dei servizi legali. I legal engineer sono descritti come ibridi law-tecnologia-progettazione di processi, che progettano soluzioni per automatizzare i processi legali. I legal technologist aiutano gli studi a implementare tecnologia per rendere i processi più efficienti.

La differenza distintiva del Legal Quant, nei testi che lo definiscono, è la combinazione simultanea di tre elementi: profondità tecnica (architetture RAG, modalità di errore, prompt engineering), capacità di costruire strumenti e ossessione per valutazione e qualità, non solo per efficienza.

In uno schema organizzativo realistico, le legal ops creano governance, priorità e gestione dei fornitori; il Legal Quant costruisce prototipi, che diventano sistemi e porta rigore di valutazione nel cuore del flusso di lavoro.

Implicazioni per il mercato italiano

Per gli studi legali italiani, l’emergere della figura del Legal Quant pone questioni strategiche concrete. La prima riguarda il talento: dove trovare professionisti con questo profilo ibrido? La risposta più probabile è la formazione interna, partendo da avvocati con inclinazione tecnologica o da percorsi di aggiornamento professionale strutturati. Per mia esperienza, la continua interazione con ingegneri informatici e gestionali, matematici ed esperti di AI (AIRD – Alma Iura Research & Development), riesce a creare un vocabolario comune per poter avanzare verso soluzioni su misura, grazie a una reciproca contaminazione dei saperi, che arricchisce ogni partecipante.

La seconda questione riguarda la differenziazione competitiva. Se tutti gli studi acquistano gli stessi strumenti esterni, la differenziazione si sposta sul flusso operativo e sull’infrastruttura tecnologica interna. È una tesi che trova eco nel dibattito internazionale: chi controlla l’infrastruttura controlla il vantaggio.

La terza questione riguarda la governance. L’integrazione di sistemi AI nei flussi di lavoro legali richiede protocolli su riservatezza, verifica dei risultati, tracciabilità delle fonti. Non burocrazia, ma integrazione nella professione.

Prospettive

Il 2025 State of the US Legal Market report ha fotografato un mercato che ha superato il dibattito tra professione e business, abbracciando un modello di gestione aziendale evoluta. In questo contesto, la giurimetria evolve da disciplina accademica a competenza operativa e figure come il Legal Quant emergono come traduttori tra elaborati tecnici e strategia forense.

Per il mercato italiano, la sfida è duplice: da un lato cogliere le opportunità di efficienza e qualità che l’AI offre, dall’altro mantenere il controllo professionale su strumenti che, per loro natura, tendono all’opacità. Il Legal Quant, in questa prospettiva, non è un sostituto dell’avvocato tradizionale, ma un’evoluzione necessaria per chi intende operare alla frontiera della professione.

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