Il numero delle imprese fallite in Germania nel 2025 ha raggiunto un livello che non si registrava dal 2014. Secondo l’istituto DIHK, lo scorso anno sono state registrate 24.064 insolvenze, con un aumento del 10,3% rispetto all’anno precedente. Mediamente è fallita un’impresa ogni venti minuti.
Il Paese viene – sottolinea l’Ansa – da due anni di recessione e dalla mini-crescita dello 0,2% segnata l’anno scorso, «nel clima fosco provocato dai dazi di Donald Trump e dai rischi legati alla complessa situazione geopolitica europea». Il quotidiano Handelsblatt ha calcolato che BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen, insieme, nel 2025 hanno raggiunto 24,9 miliardi di euro di profitti, toccando il punto più basso dal 2020, quando, a causa della pandemia, la cifra complessiva fu di 20,6 miliardi.
«I numeri delle insolvenze sono aumentati, ma restano inferiori rispetto a quanto abbiamo visto in fasi di crisi del passato», ha dichiarato all’Handelsblatt Christoph Niering, presidente dell’associazione di categoria Verband Insolvenzverwalter und Sachwalter Deutschlands (VID), ricordando la crisi finanziaria del 2009, quando i fallimenti furono 32.687.
Nel 2026, però, il trend non dovrebbe invertirsi: secondo le previsioni le insolvenze continueranno ad aumentare, a causa delle sfide che molti settori stanno affrontando, come automotive e sanità. Intanto i principali istituti economici stanno pubblicando proprio in questi giorni le stime sulla crescita. Il DIW punta su +1% per il 2026 e +1,4% per il 2027.
Dati su cui pesa però l’incognita iraniana, come ha fatto presente il presidente dell’istituto Marcel Fratzscher: al momento i prezzi di gas ed elettricità hanno registrato aumenti contenuti rispetto al passato, ma un forte shock – dovuto ad esempio al protrarsi per più mesi della chiusura dello Stretto di Hormuz – potrebbe spingere nuovamente la Germania in recessione.
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