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Credito Lombardo Veneto: Marco Fumagalli nominato presidente, Paolo Gesa confermato nel ruolo di amministratore delegato

Cambio al vertice per Credito Lombardo Veneto, che avvia una nuova fase del proprio percorso industriale con la nomina di Marco Maria Fumagalli alla presidenza e la conferma di Paolo Gesa nel ruolo di amministratore delegato, chiamato a guidare operativamente il piano di rilancio. Il rinnovo del consiglio di amministrazione – riferisce Teleborsa – insieme alla definizione del nuovo collegio sindacale, si inserisce in un processo di discontinuità già avviato nella seconda parte del 2025, segnato da un rafforzamento patrimoniale e dall’ingresso di nuovi investitori istituzionali e industriali, tra cui Banco di Desio e della Brianza e First Capital. Fumagalli, con incarichi di amministratore e sindaco in diverse società, è stato dirigente di Ubi Banca (investment banking) e, in precedenza, responsabile dell’ufficio informativa emittenti della Consob.

L’aumento di capitale da 20 milioni di euro, completato a fine anno, ha contribuito a consolidare la struttura finanziaria dell’istituto, creando le basi per una gestione più ordinata del rischio di credito in una fase in cui il mercato resta selettivo e attento alla qualità degli attivi.

Il nuovo assetto punta a rafforzare un modello ibrido, tra banca commerciale territoriale e attività di finanza strutturata, con un focus su operazioni a maggiore contenuto tecnico, ambito in cui la valutazione del merito creditizio e la gestione di posizioni potenzialmente più complesse diventano elementi centrali. In questo contesto, l’amministratore delegato Paolo Gesa osserva che «il nuovo assetto di governance è coerente con il modello di business dell’istituto», sottolineando come il percorso intrapreso abbia già prodotto segnali concreti, tra cui l’ingresso di nuove risorse qualificate e l’avvio dell’area di special lending, con le prime operazioni completate e una pipeline commerciale in costruzione.

La direzione appare quindi orientata a un equilibrio tra crescita e controllo del rischio, con una maggiore attenzione a segmenti non standard che richiedono competenze specifiche e un presidio più rigoroso della qualità del credito. In uno scenario in cui i crediti deteriorati restano un indicatore chiave per la stabilità degli istituti, il rafforzamento della governance e del capitale rappresenta un passaggio necessario per sostenere lo sviluppo senza compromettere l’equilibrio degli attivi.

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