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ABF, quasi dimezzati nel 2025 i contenziosi generati dalla cessione del quinto

Secondo il report annuale dell’organismo di conciliazione crescono le controversie e il peso delle frodi nei ricorsi all’Arbitro bancario finanziario, che registra un aumento dei casi nei primi mesi del 2026

Nel 2025 è diminuito significativamente il numero di controversie bancarie causate dalla cessione del quinto, mentre è salito in misura considerevole il numero di ricorsi originati da una frode finanziaria. Le varie forme di phishing, vishing, smishing e spoofing, tecniche sempre più sofisticate attraverso le quali i truffatori sottraggono credenziali o si spacciano per intermediari bancari, rappresentano ormai la nuova frontiera anche dei contenziosi tra i consumatori e i loro intermediari creditizi. Lo dicono i dati dell’Arbitro bancario finanziario (ABF), che ieri ha pubblicato il suo rapporto annuale.

Nell’anno passato l’organismo per la risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e intermediari ha adottato oltre 12.500 decisioni, con esito favorevole alla clientela nel 37% dei casi (56% considerando anche i contenziosi cessati). Sono stati riconosciuti ai ricorrenti 11 milioni di euro, di cui 7,6 milioni già restituiti alla clientela.

I ricorsi nel 2025 risultano in lieve calo rispetto all’anno precedente (-3%) e sta cambiando in modo sostanziale la composizione di questo aggregato. Sono fortemente diminuiti — sono stati in tutto 2.526, -47% rispetto al 2024 — i contenziosi generati dai contratti per la cessione del quinto, controversie legate alle resistenze degli intermediari finanziari ad accettare la sentenza Lexitor della Corte di Giustizia europea (2019), secondo la quale, in caso di risoluzione del contratto, vanno restituiti ai clienti pro quota tutti i costi sostenuti per sottoscriverlo, anche quelli iniziali up front.

L’ABF, sostenuto anche dalle pronunce della Corte Costituzionale, ha applicato in modo sistematico i nuovi indirizzi europei e progressivamente il sistema bancario si sta adeguando. Resistono soprattutto alcuni piccoli istituti specializzati in quel business che, peraltro, non danno seguito alle pronunce dell’arbitro, correndo il rischio di una successiva lite giudiziaria dall’esito sfavorevole. Nel complesso il tasso di inapplicazione delle decisioni dell’arbitro in materia raggiunge il 70%, e rappresenta un’eccezione. Escludendo la partita delle cessioni del quinto, il tasso di adesione alle decisioni si mantiene infatti elevato, intorno al 94%.

Nei contenziosi tra clienti e banche incide in modo crescente, come si diceva, l’evoluzione delle frodi informatiche. Le controversie legate a utilizzi fraudolenti di strumenti di pagamento e conti correnti sono aumentate del 21% in un anno e rappresentano ormai il 37% del totale dei ricorsi.

Quando un correntista bancario risponde a una telefonata o a una mail che, apparentemente, proviene dalla propria banca, tende ad abbassare il livello della propria diffidenza e a riferire ai truffatori informatici i dati del suo conto corrente, grazie ai quali avvengono i raggiri. A truffa avvenuta i malcapitati si rivolgono alla banca per ottenere un ristoro dei danni ma, se l’intermediario ha seguito con scrupolo le procedure previste per le operazioni e la scarsa attenzione del correntista si configura come colpa grave, la banca non paga e l’ABF le dà ragione (vedi Be Bankers del 24 giugno).

È pur vero che i sistemi di sicurezza messi in atto dal sistema creditizio hanno circoscritto a una modesta percentuale il numero delle operazioni fraudolente (12 su 100.000 operazioni di pagamento). Ma sul fronte opposto anche i truffatori diventano più scaltri, ricorrendo ai nuovi strumenti di intelligenza artificiale e sfruttando le vulnerabilità di particolari fasce di clientela, soprattutto gli anziani. La sfida, insomma, è tutt’altro che vinta.

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