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Crediti enti locali: cambia il criterio che renderà obbligatorio il trasferimento ad Amco

Lo ha stabilito il decreto legge sulla PA approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Invece del 17,5% dell'ammontare dei crediti, previsto dalla bozza di un decreto ministeriale, peraltro mai emanato, farà fede la percentuale minima (35%) dei residui attivi smaltiti dai Comuni

Cambia il criterio che renderà obbligatorio l’affidamento ad Amco (società di credit management del Mef) dei crediti vantati dai comuni. Lo dispone il decreto legge sulla Pubblica Amministrazione (PA) varato ieri dal Consiglio dei ministri. Il testo del provvedimento non è stato ancora pubblicato, ma anticipazioni sono state pubblicate da Il Sole 24 Ore e Italia Oggi.

Nella legge di Bilancio 2026, com’è noto, era contenuta una norma volta a favorire il trasferimento alla società pubblica dei crediti vantati dagli enti locali per imposte e servizi non pagati dai contribuenti (Imu, Tari, multe, ecc.). Si tratta di una parte dell’ingente magazzino dei crediti dello Stato (1.331 miliardi di euro a dicembre 2025), valutata a inizio 2025 in circa 27,16 miliardi di euro, attualmente gestiti direttamente dalle amministrazioni oppure affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) o, in alternativa, a servicer privati.

Gli enti locali – stabiliva la Finanziaria – sarebbero stati liberi di decidere sul da farsi, ma soltanto se in grado di attestare una percentuale minima di riscossione. Diversamente, il passaggio ad Amco sarebbe stato obbligatorio. I criteri dovevano essere stabiliti da un decreto ministeriale da emanare entro febbraio, ma che, in realtà, non ha mai visto la luce.

Nelle bozze di quel provvedimento, circolate tra gli operatori e oggetto del confronto tra l’amministrazione centrale e i comuni, era precisato che l’obbligatorietà sarebbe scattata per i comuni la cui percentuale di riscossione non superava il 17,5% dei crediti, percentuale misurata nell’arco dell’ultimo triennio.

Ora, appunto, cambia il criterio, che viene pertanto sottratto alle competenze del futuro decreto ministeriale. Il provvedimento varato ieri dal Governo stabilisce che la clausola dell’obbligatorietà scatterà per quei comuni che, sempre nell’arco dell’ultimo triennio, non siano stati in grado di smaltire almeno il 35% dei residui attivi iscritti in bilancio. La differenza rispetto al precedente criterio è significativa. Tra i residui attivi vengono infatti iscritti non tutti i crediti, ma soltanto quelli, ovviamente di entità molto inferiore, che si ritengono effettivamente riscuotibili nell’esercizio.

Nel medesimo decreto legge è anche stabilito che Amco sarà chiamata a istituire uno o più patrimoni destinati alla gestione dei crediti affidati dagli enti locali. Patrimoni destinati che potranno essere costituiti per un valore anche superiore al 10% del patrimonio netto della società.

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