Nel secondo trimestre del 2026 i coefficienti di qualità del credito delle banche statunitensi sono migliorati, ma le tensioni aumentano al di sotto della soglia di sicurezza. Lo rileva S&P Global Market Intelligence, osservando che i principali indici di crediti in sofferenza delle banche Usa sono diminuiti rispetto all’anno precedente, mentre l’ammontare assoluto in dollari di alcune categorie di crediti problematici è leggermente aumentato.
In dettaglio – riferisce un comunicato – la percentuale di crediti deteriorati sul totale degli attivi è diminuita di 3 punti base su base annua, attestandosi allo 0,56% nel secondo trimestre. E l’ammontare complessivo dei crediti deteriorati (NPA) è calato dello 0,3%, raggiungendo i 148 miliardi di dollari. Altri indicatori chiave hanno mostrato un miglioramento, con il rapporto tra crediti in sofferenza e crediti totali e il rapporto tra perdite nette su crediti in calo di 3 punti base su base annua, rispettivamente allo 0,64% e allo 0,57%.
Allo stesso tempo, però, il valore assoluto in dollari dei prestiti in sofferenza, per i quali la banca non prevede più di riscuotere interessi, è aumentato dell’1,7% su base annua, raggiungendo gli 89 miliardi di dollari. Sono aumentati anche i ritardi nei pagamenti iniziali, un indicatore anticipatore di futuri problemi di credito. I prestiti scaduti da 30 a 89 giorni sono cresciuti del 2,7% su base annua, raggiungendo i 65 miliardi di dollari, mentre le perdite nette su crediti (NCO) delle banche sono aumentate dell’1,8% su base annua, arrivando a 20 miliardi di dollari.
Guardando ai singoli comparti dell’economia, i prestiti per l’edilizia hanno registrato il maggiore aumento annuo dell’NPL ratio – si è attestato allo 0,95% nel secondo trimestre – e in crescita sono anche i crediti deteriorati dei prestiti all’agricoltura, agli immobili multifamiliari e al settore automobilistico.
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