HomeDal Mondo degli NPEEditorialePer finanziare l’innovazione più spazio al venture capital, dice Panetta (Bankitalia)

Per finanziare l’innovazione più spazio al venture capital, dice Panetta (Bankitalia)

L’innovazione non si finanzia con le banche ma con il venture capital. L’affermazione non viene da un esponente del mondo private, ma direttamente dall’establishment del mondo creditizio per bocca del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenuto oggi all’assemblea annuale dell’Abi. Sono affermazioni che fanno riflettere.

Il filo del suo ragionamento è partito dalla considerazione che dopo la crisi della finanza mondiale del 2008 le economie avanzate “hanno ridotto in misura significativa il ricorso al debito, in particolare a quello bancario. Parallelamente è aumentato il peso del capitale di rischio”. Le riforme regolamentari volte a rafforzare la solidità delle banche hanno reso più selettiva l’offerta di credito e favorito la riduzione della leva finanziaria delle imprese. Un’ulteriore accelerazione è venuta dalla digitalizzazione e dai cambiamenti nella struttura produttiva delle imprese. In quelle più innovative “il credito si presta meno a finanziare progetti innovativi ad alto rischio: il creditore ne sopporta l’incertezza, ma partecipa solo in misura limitata agli eventuali risultati positivi. Per queste iniziative il capitale di rischio è quindi lo strumento più adatto”. Si spiega anche così il perché nel mondo le attività gestite dal settore private sono triplicate tra il 2014 e il 2025, raggiungendo i $10.000 miliardi.

Le affermazioni di Panetta confermano quanto pochi giorni fa aveva detto Chiara Mosca, consigliere anziano della Consob che quest’anno, in mancanza di un presidente, ha tenuto il discorso all’incontro dell’authority con il mercato. “I primi dieci finanziamenti di venture capital, tutti realizzati negli ultimi due anni – ha sottolineato Mosca – superano per ammontare, totale e medio, le prime dieci IPO dal 2010 a oggi”. Mosca ha messo a confronto il travolgente sviluppo del settore private con quello, invece declinante, dei mercati azionari regolamentati.

Ma non c’è soltanto il private equity. I grandi colossi del mondo private agiscono su più leve (capitale e debito, spesso in combinazione tra loro) per assecondare le esigenze di finanziamento delle grandi imprese innovative. Nelle scorse settimane il Financial Times ha dato notizia di un’operazione di finanziamento da $35 miliardi strutturata da Apollo e Blackstone per finanziare la crescita di Anthropic, gigante dell’intelligenza artificiale. Venti anni fa simili operazioni sarebbero state oggetto di un prestito sindacato dalle maggiori banche del pianeta. Ora quel compito è passato su altre mani e alimenta la crescita dei mercati finanziari nel mondo, anche a spese del credito bancario.

È lodevole che se ne renda conto anche il governatore della Banca d’Italia che, riferendosi comunque soltanto al private equity, si è augurato un simile sviluppo anche in Italia, magari utilizzando come perno il fondo dei fondi per le Pmi costituito nell’ambito di Cassa Depositi e Prestiti.

All’assemblea dell’Abi è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha offerto una visione diversa dell’innovazione finanziaria. Perché parlare soltanto di venture capital in senso astratto – ha detto – e non capire che sono proprio le industrie piccole e medie ad essere il vero venture italiano”. Per il loro finanziamento – ha aggiunto – il canale bancario rimane ancora imprescindibile.

A questo riguardo la sua riflessione è tornata sul tema delle garanzie pubbliche sui crediti bancari, soprattutto attraverso il fondo MCC per le Pmi. È un ombrello pubblico che si sta riducendo. Il limite dell’esposizione dello Stato è sceso dai 223 miliardi del 2023 ai 140 di quest’anno. Per il futuro l’intervento del fondo – ha sottolineato Giorgetti – sarà sempre meno a pioggia e più selettivo, concentrandosi sul fenomeno del cosiddetto market failure. “Lo strumento deve essere riorientato dove il fallimento di mercato è più acuto” – ha sottolineato il responsabile del Mef – quando le banche non erogano credito ad imprese che pure lo meritano. Si tratta però di un argomento scivoloso. La mancanza di credito ad aziende meritevoli segnalerebbe un’incapacità delle banche a fare il proprio mestiere. Ma se invece MCC limitasse le proprie garanzie alle situazioni più borderline, in cui il futuro dell’impresa è tutt’altro che certo, lo Stato correrebbe il rischio di vedere aumentare drasticamente i default nel perimetro delle imprese che continuerebbero ad essere protette. E alla fine, fatti i conti, per le casse pubbliche sarebbe tutt’altro che un affare.

Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
Direttore Responsabile di Be Bankers
ARTICOLI CORRELATI

ALTRO DALLA CATEGORIA