Le banche dell’area euro hanno adottato un approccio più prudente nell’erogazione del credito alle imprese maggiormente esposte al commercio con gli Stati Uniti. È quanto emerge da un’analisi della BCE basata sui dati AnaCredit e sull’indagine sul credito bancario.
Secondo l’istituto centrale, le tensioni commerciali e l’incertezza legata alle politiche sui dazi hanno portato gli intermediari a rafforzare il monitoraggio delle aziende più vulnerabili e a rivedere i criteri di concessione dei finanziamenti, soprattutto quando i rischi commerciali si sono sommati a fragilità finanziarie già presenti.
L’effetto è risultato più evidente tra aprile e ottobre 2025, nella fase di maggiore tensione nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione europea, per poi attenuarsi con il miglioramento del quadro negoziale. Tuttavia, circa la metà delle banche considera ancora rilevanti i rischi legati al commercio internazionale e prevede che possano incidere anche nel 2026.
Nel 2025, un saldo netto dell’11% degli istituti ha dichiarato di aver irrigidito gli standard creditizi a causa dei cambiamenti nelle politiche commerciali e dell’aumento dell’incertezza. Le motivazioni principali sono state una minore propensione al rischio e una maggiore attenzione alla qualità del credito.
Le tensioni commerciali hanno avuto effetti anche sulla domanda di finanziamenti da parte delle imprese: un saldo netto del 6% delle banche ha rilevato una riduzione delle richieste nel 2025, mentre per il 2026 gli istituti prevedono un ulteriore calo, seppure più contenuto. La BCE evidenzia che, nonostante la solidità dei bilanci bancari, gli intermediari hanno aggiornato più frequentemente le strategie di gestione del rischio e adottato politiche di credito più selettive per fronteggiare l’evoluzione del contesto internazionale.
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