HomeDal Mondo degli NPEBancheBanche, infrastrutture critiche e supply chain ampliano i rischi per la continuità...

Banche, infrastrutture critiche e supply chain ampliano i rischi per la continuità operativa

Deloitte: cyber, clima e geopolitica possono trasformarsi in rischio finanziario attraverso interruzioni dei servizi e perdita di valore degli asset

La crescente interdipendenza tra infrastrutture, imprese, mercati e catene di fornitura sta ampliando i rischi per la continuità operativa del settore bancario e finanziario. Secondo Deloitte, attacchi informatici, eventi climatici estremi e tensioni geopolitiche possono avere conseguenze finanziarie attraverso interruzioni dei servizi, riduzione dei ricavi e perdita di valore degli asset.

L’analisi, contenuta nel report «Sicurezza e resilienza infrastrutturale. Supporti, presidi e leve per proteggere il valore», rileva che tra luglio 2024 e giugno 2025 l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza ha registrato 4.875 incidenti cyber. Il 53,7% ha coinvolto soggetti classificati dalla direttiva NIS2 come entità essenziali per il funzionamento dell’economia e della società. Sul fronte climatico, l’Agenzia europea dell’ambiente ha stimato in circa 822 miliardi di euro le perdite economiche provocate nell’Unione europea da eventi meteorologici e climatici estremi tra il 1980 e il 2024.

Per le banche il rischio non riguarda soltanto le infrastrutture direttamente controllate. La continuità dell’operatività finanziaria dipende anche da energia, connettività, data center, fornitori tecnologici e altri servizi critici. La vulnerabilità può quindi propagarsi lungo la catena di fornitura e trasformarsi in un fattore di rischio operativo e finanziario.

Un’indagine della Banca centrale europea (BCE) citata da Deloitte rileva che il 55% delle imprese intervistate dipende in misura rilevante da uno specifico Paese o gruppo di Paesi per l’approvvigionamento di input critici. Nel 52% dei casi questa dipendenza è considerata esposta a un rischio elevato.

«Conoscere le interdipendenze critiche diventa il primo presupposto in quanto non è più sufficiente identificare gli asset strategici, ma occorre comprendere le funzioni che abilitano, le risorse da cui dipendono e gli effetti che la loro indisponibilità può generare sull’intero ecosistema», ha dichiarato Claudio Golino, Energy, Resources & Industrials Industry Leader di Deloitte.

La dipendenza dalle filiere internazionali riguarda anche materie prime strategiche. Deloitte richiama, tra gli altri dati, il 63% del cobalto mondiale estratto nella Repubblica Democratica del Congo, il 97% del magnesio importato dall’UE proveniente dalla Cina e il 98% del borato fornito dalla Turchia. Il Critical Raw Materials Act europeo prevede entro il 2030 obiettivi per aumentare estrazione, trasformazione e riciclo nell’Unione e ridurre la dipendenza da singoli Paesi terzi.

Per il sistema bancario, la resilienza delle infrastrutture diventa quindi parte della gestione dei rischi legati alla continuità dei servizi. La capacità di individuare le dipendenze esterne e valutarne gli effetti può incidere sulla prevenzione delle interruzioni operative e sulle conseguenze finanziarie di eventuali shock.

«È sempre più importante creare un ecosistema per la sicurezza nazionale che garantisca elevati standard di sicurezza a organizzazioni, servizi essenziali, dati sensibili e infrastrutture critiche», ha affermato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia. «La tecnologia costituisce una leva per migliorare la capacità di previsione e anticipazione purché sia integrata pienamente nei processi, nella governance e nel modello complessivo dei nuovi business».

Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/

ARTICOLI CORRELATI

ALTRO DALLA CATEGORIA