Il nuovo mantra di doValue sono le digital collection. All’indomani della presentazione del suo Piano Industriale 2027-2029, l’Amministratore delegato di doValue, Manuela Franchi, ha spiegato a Teleborsa i driver su cui punta per accrescere il valore del gruppo. Accanto a un miglioramento generale dell’efficienza operativa ci sono, appunto, le digital collection, cioè le attività automatizzate e tecnologiche di recupero e gestione dei crediti deteriorati.
Invece dei metodi tradizionali basati su contatti telefonici o azioni legali, la digital collection utilizza piattaforme digitali (come quella già operativa nella controllata tedesca coeo), automazione e intelligenza artificiale per gestire il rapporto con il debitore in modo rapido, scalabile e a costi ridotti.
«Il nuovo Piano – ha spiegato a Teleborsa l’Amministratore delegato di doValue, Manuela Franchi – punta a creare efficienze nel business core del servicing NPE tramite l’AI generativa, automatizzando i processi manuali per focalizzare le persone sulle attività negoziali ad alto valore aggiunto».
La neoacquisita coeo, attiva in 10 Paesi del Nord Europa e in espansione nel Sud Europa, rappresenta il principale motore di crescita del Gruppo, grazie alla sostenuta crescita del suo business nelle digital collection, la cui incidenza sui ricavi, ha spiegato Franchi, è attesa passare dall’attuale 29% a circa il 40% entro il 2029. «Per lo sviluppo di questo segmento puntiamo su coeo, le cui competenze e tecnologie vengono progressivamente estese anche al Sud Europa, adattandone il modello alle caratteristiche dei singoli mercati. Il percorso è già partito in Spagna e Italia e proseguirà a breve in Grecia».
Con le digital collection, doValue gestisce attività di recupero relative prevalentemente a crediti unsecured di importo contenuto. Si rivolge alle aziende, in particolare nei settori e-commerce, Buy Now Pay Later, utilities e telecomunicazioni, operando sia nei mercati in cui coeo è già presente sia in quelli storicamente presidiati da doValue.
«Parliamo quindi, in larga parte, di Paesi nei quali il Gruppo dispone già di una presenza consolidata, di infrastrutture e di relazioni con i clienti. La crescita – ha detto ancora l’Ad di doValue – poggerà su due direttrici. Da un lato, accompagneremo lo sviluppo dei nostri clienti esistenti in mercati che registrano già tassi di crescita organica annua compresi tra il 7% e il 12%, aumentando progressivamente la nostra share of wallet. Dall’altro, continueremo ad acquisire nuovi clienti, ampliando ulteriormente i volumi gestiti e sostenendo la traiettoria di crescita prevista dal Piano».
Nell’intervista, Franchi ha anche spiegato l’obiettivo dell’annunciato piano di buyback da 10 milioni di euro. Un’azione alla quale le società ricorrono per aumentare il proprio valore in Borsa, ma che trova un limite nella necessità di non accrescere oltre livelli indesiderati la leva finanziaria.
«Con il programma di acquisto di azioni proprie da 10 milioni di euro – ha spiegato – abbiamo scelto di anticipare una parte della remunerazione prevista per il 2027. A questa prima iniziativa potranno aggiungersi nel corso dell’anno ulteriori distribuzioni, attraverso dividendi e/o nuovi buyback, in funzione della generazione di cassa e nel rispetto dei nostri obiettivi di leverage».
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