lunedì, Marzo 16, 2026
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Abi: continua la discesa dei crediti deteriorati

A gennaio ammontavano a 27,1 miliardi rispetto al picco di 196,3 miliardi raggiunto nel 2015

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A dispetto delle difficoltà dello scenario economico, la discesa dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane non si arresta. A gennaio l’insieme di sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti, calcolato al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati, ammontava a 27,1 miliardi di euro, rispetto ai 30 miliardi di settembre 2025 (31,3 miliardi a dicembre 2024).

Lo segnala l’Abi nel rapporto mensile, aggiungendo che rispetto al loro livello massimo – 196,3 miliardi raggiunti nel 2015 – i crediti deteriorati risultano in calo di oltre 169 miliardi. A gennaio i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,28% dei crediti totali, un rapporto inferiore rispetto a settembre 2025 (1,43%), dicembre 2024 (1,51%) e soprattutto rispetto al 9,8% registrato a dicembre 2015.

Indicazioni positive arrivano anche dalle altre variabili creditizie. A febbraio 2026 i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati del 2,1% su base annua, proseguendo il percorso di crescita avviato a marzo 2025. Per le famiglie si tratta del quattordicesimo mese consecutivo di aumento, mentre per le imprese è l’ottavo mese di crescita. A gennaio 2026 i prestiti alle famiglie erano aumentati del 2,5%, mentre quelli alle imprese dell’1,7%.

A febbraio il tasso medio sul totale dei prestiti è rimasto stabile al 3,99%. In diminuzione invece il costo del nuovo credito: il tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese è sceso al 3,45%, dal 3,53% di gennaio e dal 5,45% di dicembre 2023. Anche il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni è calato al 3,42%, dal 3,45% del mese precedente e dal 4,42% di dicembre 2023.

Nonostante il quadro favorevole delineato dal report, è la stessa Abi ad avvertire che non è il caso di illudersi. I dati di febbraio sono infatti precedenti alla guerra in Iran e, secondo il presidente dell’associazione bancaria Antonio Patuelli, «servono interventi di emergenza. Abbiamo una serie di rischi importanti: il primo è l’inflazione che colpisce famiglie e aziende, di fronte alla quale le banche centrali possono essere le prime a muoversi alzando i tassi, mentre gli Stati possono fare manovre di carattere fiscale».

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