Amco ha già ridotto la sua esposizione ai crediti deteriorati, ma «abbiamo ancora 30 miliardi di asset da liquidare». Lo ha detto il ceo della società di credit management del Mef Andrea Munari che, in un’intervista a Mf, ha fatto il punto sull’andamento dell’industria dei crediti deteriorati e sulle prospettive del suo gruppo.
Nell’ultima semestrale pubblicata nei giorni scorsi – vedi Be Bankers del 29 settembre – il gruppo ha quantificato in 29,4 miliardi di euro di crediti deteriorati in gestione, un dato che incorpora i 2,1 miliardi del portafoglio di Banca Progetto consolidato integralmente nei conti. Sotto la guida di Munari il gruppo ha costantemente ridotto l’ammontare dei crediti deteriorati in gestione e il manager non si è detto particolarmente sorpreso per la rarefazione dei nuovi flussi di NPL in arrivo dalle banche.
«Era chiaro che il flusso di deteriorati si sarebbe ridotto – ha sottolineato – le banche italiane hanno ripulito i bilanci e sono diventate più attente nella concessione del credito. Da qui nascono le difficoltà di molti servicer che hanno già cominciato a fondersi». Il loro errore? «Alcuni – ha spiegato il ceo di Amco – hanno pagato troppo i crediti e non hanno investito abbastanza. Parliamo di un’attività che necessita di macchine industriali molto forti: serve finanza fresca e non so se oggi i player del settore ne abbiano». Comunque non vi sono all’orizzonte rischi sistemici. «No, perché sono coinvolti investitori professionali, quindi avranno fatto bene i loro calcoli. Molto dipenderà dalle leve utilizzate, enormi per chi si è rivolto al private credit. E bisognerà vedere quanto le banche siano esposte».
Qualche scricchiolio sinistro è giunto anche dal comparto dei crediti garantiti dallo Stato, ma, per Munari, il fenomeno è assai limitato. «Si sono verificate problematiche – ha detto – solo nel caso di Banca Progetto. Abbiamo acquisito il loro portafoglio a fine marzo e qualche azienda la stiamo salvando, mentre altre avevano solo bisogno di essere rassicurate. Per adesso tutto sta procedendo per il meglio e abbiamo anche migliorato l’interlocuzione con MCC e Sace per decidere come procedere su certe partite».
Quanto al gruppo pubblico la direzione di marcia è chiara. «Dobbiamo ridurre l’attivo e continuare a liquidare perché, soprattutto dopo l’aumento dei tassi, c’è un costante deterioramento di valore. In più il 40% dei nostri asset è nel real estate, che richiede una costante e costosa manutenzione degli immobili. Quindi abbiamo chiuso parecchie operazioni nel settore cedendo diverse posizioni a soggetti in grado di gestirle meglio».
Un’area di business in crescita è rappresentata dalla riscossione dei crediti deteriorati degli enti locali dove Amco è stato chiamato dalla finanziaria di quest’anno a svolgere un ruolo di monitoraggio e regia. «Si tratta di un mercato estremamente frammentato e poco trasparente – ha spiegato il manager del gruppo pubblico – in cui possiamo agire da catalizzatore per farlo sviluppare in modo più corretto e organico. I margini di guadagno ci devono essere, ma non devono superare una certa soglia per non mettere in difficoltà i comuni. Noi non faremo concorrenza agli altri player e ci limiteremo a gestire le aste, a cui parteciperemo con la nostra controllata Exacta attraverso un processo competitivo». Anche con il contributo di Amco «le autorità locali recupereranno il giusto e potranno reinvestirlo sul territorio, senza dover battere cassa al governo. Penso che il nostro compito sia quello di aiutare la pubblica amministrazione a diventare più efficiente».
Dopo l’intervento in Banca Progetto il nome del gruppo pubblico è stato in queste settimane associato al salvataggio di BFF Bank. «Sta al board della banca stabilire cosa è meglio per il loro futuro». Certo che il settore del factoring, dov’è attiva BFF, è importante e Amco – è stato chiesto a Munari – potrebbe svolgervi un ruolo strategico. «Non è una cattiva idea», è stata la lapidaria risposta del manager.
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