Banca CLV punta sul credito specializzato e prepara il rilancio: governance in arrivo e sguardo su nuove acquisizioni

Paolo Gesa: dopo l’aumento di capitale da 20 milioni, l’istituto accelera sullo special lending e valuta operazioni straordinarie per sostenere la crescita

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Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto

Il ritiro progressivo delle garanzie pubbliche introdotte durante la pandemia sta ridisegnando gli equilibri del credito alle imprese in Italia e, in questo scenario in trasformazione, Credito Lombardo Veneto (CLV) prova a ritagliarsi uno spazio puntando su servizi ad alto valore aggiunto e su un modello più flessibile rispetto alla banca tradizionale. A spiegare la strategia a Teleborsa è l’amministratore delegato Paolo Gesa, alla guida dell’istituto dallo scorso ottobre e impegnato nell’attuazione del nuovo piano industriale varato dopo l’aumento di capitale da 20 milioni di euro concluso a dicembre. Secondo il manager, le misure pubbliche degli anni pandemici hanno avuto un effetto temporaneo sul sistema del credito, quasi un anestetico, lasciando oggi un mercato più selettivo e, allo stesso tempo, ricco di opportunità per operatori specializzati.

«Il nuovo piano poggia su due macro pilastri: uno è quello della banca commerciale che CLV ha sempre sviluppato e l’altro è quello di essere sempre più una banca specializzata», spiega Gesa, sottolineando come proprio il secondo ambito rappresenti il motore di crescita futura. L’istituto ha infatti creato un team dedicato allo special lending con un focus sulle cartolarizzazioni che spaziano dai finanziamenti alle PMI ai crediti commerciali e verso la pubblica amministrazione, fino alle operazioni immobiliari, mentre un’altra direttrice riguarda i finanziamenti alle aziende in fase di turnaround, realtà con fondamentali industriali solidi ma escluse dal circuito bancario tradizionale per momentanee difficoltà finanziarie.

Una scelta che nasce, osserva Gesa, dall’esigenza di affrontare quella che definisce «eredità» degli ultimi anni di credito, quando «non sempre è stato dato con criteri appropriati, perché le garanzie pubbliche hanno di fatto aperto i rubinetti con prestiti troppo facili e spesso non basati sulle reali esigenze delle aziende».

Parallelamente, CLV non rinuncia alla sua vocazione territoriale, radicata nelle origini bresciane della banca fondata nel 2012 con il sostegno di investitori locali e figure come Aldo Bonomi, ma guarda a un’espansione geografica che coinvolge in particolare le principali piazze del Veneto e Milano, considerata una naturale evoluzione commerciale. Oggi l’istituto opera con filiali a Brescia, Sarezzo e Bergamo, mentre il rafforzamento patrimoniale ha visto i soci storici confermare il proprio impegno con circa metà delle risorse raccolte, affiancati da nuovi investitori tra cui Banco di Desio e della Brianza, First Capital e il gruppo Orion Holding.

L’aumento di capitale, chiarisce Gesa, «è servito principalmente per rafforzare la dote di capitale che è necessaria per far crescere la banca e raggiungere una massa critica idonea a conseguire una redditività consona rispetto al costo del capitale», con l’obiettivo di incrementare i principali aggregati del 10% annuo fino al 2029, raddoppiare le masse in quattro o cinque anni e stabilizzare il ROE sopra il 10%.

Il progetto passa anche attraverso un ampliamento dell’organico, che dovrebbe salire dalle attuali 45 a circa 65 persone entro un anno e mezzo per rendere più rapido e rigoroso il processo di analisi del credito, ma coinvolgerà anche la governance, destinata a un profondo rinnovamento nelle prossime settimane con l’arrivo di un nuovo presidente al posto di Giambattista Bruni Conter.

Sullo sfondo resta la possibilità di crescere per linee esterne: l’amministratore delegato ammette di «tenere gli occhi aperti» su operazioni di fusione e acquisizione, valutando realtà di piccola e media dimensione coerenti con il modello di business e capaci di generare sinergie, senza escludere fintech, rami d’azienda o società complementari. Anche sul fronte azionario, eventuali nuove iniezioni di capitale restano sul tavolo qualora emergano opportunità strategiche rilevanti: «Potrebbe essere opportuno valutare un’ulteriore iniezione di capitale solo a fronte di opportunità che possono portare dei risultati significativamente superiori a quelli che abbiamo messo nel piano», osserva Gesa.

Nel medio termine, infine, non viene scartata neppure l’ipotesi di una quotazione in Borsa, anche se per ora rimane un obiettivo lontano, subordinato alla capacità della banca di consolidare risultati e dimensioni, perché, conclude il manager, «prima ci deve essere una realtà da valorizzare e stiamo correndo per mettere a terra il piano e crescere».

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