venerdì, Marzo 13, 2026
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Banca Progetto: la Procura di Brescia sequestra 21 milioni ipotizzando il reato di truffa aggravata

L’iniziativa dei magistrati rende ancora più complesso il piano di salvataggio dell’istituto di credito

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Ed ora il piano di salvataggio di Banca Progetto dovrà fare i conti anche con i sequestri della magistratura. La Procura di Brescia ha disposto il sequestro di oltre 21 milioni di euro nei confronti della banca milanese — oggi in amministrazione straordinaria — e della società bresciana di consulenza finanziaria del broker Marco Savio.

Al centro dei nuovi sviluppi l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in relazione a prestiti assistiti dal Fondo di garanzia per le Pmi gestito da Mediocredito Centrale (MCC). Quello dei magistrati potrebbe essere il primo di chissà quanti interventi da parte delle procure che già da mesi indagano sulle condotte — considerate criminose — degli ex amministratori di Banca Progetto che avrebbero finanziato in modo disinvolto alcune società, anche vicine alla ‘Ndrangheta, contando sul fatto che quelle erogazioni erano garantite dallo Stato attraverso il fondo Pmi di MCC.

L’azione della magistratura era stata in qualche modo annunciata. Intervenendo in audizione al Senato a fine febbraio Roberto Pellicano della Procura di Milano aveva spiegato che l’operazione di salvataggio in corso per Banca Progetto non poteva esonerare l’istituto dalla responsabilità amministrativa ai sensi del Decreto Legislativo 231, comportando un rischio elevato in termini finanziari. In caso di condanna, la confisca avrebbe potuto riguardare importi molto alti, circostanza di cui la magistratura aveva avvertito sia i commissari sia la Banca d’Italia.

Se vogliamo, l’unica sorpresa riguarda il fatto che i sequestri non hanno atteso una sentenza di condanna ma sono avvenuti in via preventiva. Ed hanno colpito l’istituto di credito mentre, appunto, si sta per concretizzare il piano di salvataggio messo faticosamente a punto in questi mesi.

Il prossimo 27 marzo l’assemblea degli azionisti della banca commissariata dovrà approvare un aumento di capitale da 750 milioni di euro sostenuto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Successivamente il FITD cederà il 90% della nuova Banca Progetto a un veicolo partecipato in modo paritario da Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER Banca e Monte dei Paschi di Siena, che sosterranno un esborso economico e si assumeranno una parte dei rischi.

L’accordo prevede che i crediti deteriorati finiscano a un fondo le cui quote saranno di AMCO – Asset Management Company, con le garanzie del FITD, e delle cinque banche protagoniste del processo di risanamento: si tratta di 1,5 miliardi di non performing loan (NPL), di cui 1,1 miliardi assistiti da garanzia pubblica.

Quanto ai crediti non deteriorati, verranno cartolarizzati con il coinvolgimento nuovamente dei cinque istituti di credito e anche di Mediocredito Centrale. Entrambe le operazioni dovrebbero essere coperte da garanzie del FITD.

In questo già complesso piano di risanamento ora hanno fatto irruzione i magistrati con i loro sequestri. Con che conseguenze? I pm di Brescia stanno esaminando altri 370 finanziamenti in odore di truffa, per un totale di 411 milioni di euro, alimentando il timore che l’importo dei sequestri possa crescere ulteriormente.

Poi, naturalmente, occorrerà vedere come si comporterà la Procura di Milano. Le cinque banche coinvolte nel piano di risanamento — ha riferito MF — hanno inviato una lettera ai commissari Lodovico Mazzolin e Livia Casale per ottenere chiarimenti sugli effetti delle inchieste sul piano di salvataggio. Secondo le ultime stime — precedenti però l’intervento della magistratura — il costo per mantenere in vita Banca Progetto ammonterebbe già a 1,2-1,3 miliardi di euro, a carico del sistema bancario.

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