La Commissione europea ha presentato i propri indirizzi per rafforzare il sistema bancario europeo. Bruxelles ha diffuso una comunicazione che non contiene proposte legislative, ma analizza i punti di forza e di debolezza del sistema creditizio dell’Unione. Si tratta di un primo passaggio volto ad avviare il confronto tra gli Stati membri. Successivamente, a partire dal primo trimestre del 2027, la Commissione presenterà specifiche proposte legislative. L’obiettivo finale è adattare il settore bancario alla progressiva integrazione del mercato europeo, anche in ambito finanziario.
Tre sono i capitoli contenuti nel rapporto, spiega Il Sole 24 Ore. Il primo è dedicato alla necessità di facilitare, tra le banche europee, la gestione transfrontaliera della liquidità, con circa 230 miliardi di euro oggi di fatto “intrappolati”. Attualmente i gruppi bancari devono soddisfare i requisiti prudenziali sia a livello della società madre sia della controllata. Si tratta di un tema delicato perché riguarda l’equilibrio tra capogruppo e filiale estera, soprattutto quando operano in Paesi diversi, e solleva le preoccupazioni degli Stati interessati a mantenere il pieno controllo sulla stabilità dei propri intermediari.
Il report della Commissione richiama inoltre la presenza, nei portafogli bancari, di eventuali concentrazioni eccessive di titoli di Stato emessi dallo stesso Paese. Dopo la crisi finanziaria, la Germania aveva proposto l’introduzione di un limite per evitare il cosiddetto circolo vizioso tra crisi bancaria e crisi del debito sovrano. Nel nuovo contesto questa ipotesi potrebbe tornare d’attualità. Per l’Italia, dove le banche detengono consistenti portafogli di Btp, un eventuale ridimensionamento potrebbe tuttavia essere compensato da maggiori acquisti provenienti da altri Paesi dell’Unione.
Il secondo capitolo del documento riguarda l’esigenza di garantire agli istituti di credito europei un accesso al mercato in condizioni di parità rispetto ai concorrenti internazionali. Si tratta, spiega il comunicato di Bruxelles, di «attuare le norme internazionali tenendo conto delle specificità dell’Unione europea e del principio di proporzionalità». Il rapporto, ricorda ancora Il Sole 24 Ore, si interroga anche sull’opportunità di modificare alcuni criteri prudenziali, ad esempio eliminando i requisiti patrimoniali del Pilastro II e quelli relativi al coefficiente di leva finanziaria.
Infine, il documento sollecita una semplificazione normativa delle regole prudenziali applicate al settore creditizio. Secondo l’Autorità bancaria europea (EBA), l’adempimento dei requisiti di vigilanza costa alle banche europee oltre 24 miliardi di euro all’anno, di cui più di 11 miliardi destinati esclusivamente alla rendicontazione. Tra le possibili misure figura anche l’adeguamento dei criteri e delle soglie applicabili agli «enti di piccole dimensioni e non complessi».
«L’innovazione, la digitalizzazione, la difesa, la sicurezza energetica e il cambiamento climatico richiederanno livelli di finanziamento senza precedenti. (…) Le banche continueranno a svolgere un ruolo centrale nel finanziamento di tali investimenti», ha sottolineato Maria Luís Albuquerque, commissaria europea per i Servizi finanziari. In questo contesto, Bruxelles ha aperto anche alla possibilità di rivedere il mandato dell’EBA, che oggi è focalizzato sulla solidità del sistema bancario e non sugli obiettivi di competitività.
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