Carige, respinto il ricorso da 875 milioni di Malacalza Investimenti contro la Bce

Secondo la Corte di giustizia dell'Ue non sono state provate "gravi irregolarità" tali da affermare che sulla banca ci sia stata da parte di Bce una "violazione sufficientemente qualificata", così grave da giustificare azioni legali

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Un'udienza della Corte di Giustizia Ue. Fonte: Corte di giustizia dell’Unione europea

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto la richiesta di risarcimento di 875 milioni di euro avanzata dalla famiglia Malacalza alla Banca centrale europea, contestando il commissariamento dell’allora Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (che oggi fanno parte del gruppo Bper) stabilito a inizio 2019. La Malacalza Investimenti ai tempi era il primo azionista di Carige, con il 27,5% del capitale a fine 2018. Si era rivolta alla Corte del Lussemburgo lamentando “omissioni di interventi doverosi” e “positive condotte pregiudizievoli” attinenti all’esercizio delle funzioni di vigilanza della banca.

Il caso

Il ricorso, con richiesta di risarcimento da 875 milioni di euro, era stato proposto tre anni fa, nel 2021. I Malacalza – secondo la ricostruzione de Il Secolo XIX – entrarono in Carige nel 2015, acquistando il 10% della banca dalla Fondazione e salirono sino al 27,5% del capitale: tra il 2015 e il 2018 nonostante un turn over di amministratori delegati, la banca fu travolta da grandi difficoltà. La Bce commissariò l’istituto a inizio 2019, dopo la bocciatura in assemblea della ricapitalizzazione proposta dal piano industriale Modiano-Innocenzi. A novembre del 2022 la Corte Ue ha annullato la decisione di commissariare Carige, aprendo la strada a potenziali richieste di risarcimento.

Tuttavia, la battaglia legale della holding di famiglia controllata da Vittorio Malacalza e dai figli Davide e Mattia – secondo quanto riporta la testata ligure – era stata avviata su più fronti. Era stato dapprima richiesto al tribunale di Genova un risarcimento di oltre 480 milioni di euro a Carige, al Fondo interbancario per la tutela dei depositi (Fitd, ovvero tutte le banche italiane in consorzio) che aveva proceduto alla ricapitalizzazione di salvataggio dell’istituto, e a Cassa centrale banca, poi respinto. La causa sta ora proseguendo in appello.

Dopo è arrivato un secondo ricorso alla Corte del Lussemburgo di condannare la Bce a risarcire Malacalza Investimenti e Vittorio Malacalza di un danno quantificato in 875 milioni di euro. Il risarcimento spettava loro, secondo quanto affermato nel ricorso, per i danni subiti a causa del comportamento illecito della Banca centrale europea (BCE) nell’esercizio della sua funzione di vigilanza prudenziale su Banca Carige. A loro avviso, alcune delle azioni della Bce sarebbero state contrarie ai doveri connessi a tale funzione, in particolare ai principi di tutela della proprietà, proporzionalità, buon andamento dell’amministrazione, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, buona fede e tutela del legittimo affidamento.

Secondo i Malacalza, rispetto al commissariamento del 2019, la BCE ha “contribuito a delineare una rappresentazione della situazione e delle prospettive della banca” in cui avevano investito. Tuttavia, questa fiducia è stata delusa da comportamenti e provvedimenti contraddittori, misure ingiustificate e sproporzionate, sfociando in una condotta complessiva illecita e dannosa. Le critiche erano estese anche all’imposizione della dismissione dei crediti deteriorati, attuata in modo e misura ingiustificati, sproporzionati e in contrasto con il principio di parità di trattamento e altri principi fondamentali. Secondo l’ex primo azionista, la BCE ha “esercitato indebiti condizionamenti e ingerenze nei processi di governance, favorendo una gestione autocratica da parte degli amministratori delegati”. Questo avrebbe contribuito alle premesse su cui la BCE ha basato la sua illegittima decisione di amministrazione straordinaria, nonché all’illegittimo aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione del 2019.

La pronuncia della Corte di Giustizia Ue

Secondo la Corte nessuno degli illeciti contestati alla BCE nell’ambito della sua vigilanza su Banca Carige può far sorgere la responsabilità extracontrattuale dell’Unione. Nella sua sentenza il Tribunale ricorda che, affinché si possa accertare una responsabilità extracontrattuale dell’Unione, gli individui e le imprese devono dimostrare che tre condizioni sono cumulativamente soddisfatte: l’illiceità del comportamento imputabile all’istituzione o ai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni, l’effettività del danno e l’esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento denunciato e il danno lamentato.

La prima di tali condizioni – si legge nel testo – è soddisfatta quando il comportamento contestato implica una norma giuridica preordinata a conferire diritti agli individui e alle imprese e quando la violazione contestata all’istituzione è sufficientemente qualificata. Nella sua sentenza, il Tribunale conclude che tale requisito non è stato soddisfatto. Infatti, o le norme rilevanti del diritto dell’Unione non conferiscono alcun diritto agli individui e alle imprese, o la violazione di cui trattasi non è sufficientemente qualificata, o gli argomenti della Malacalza Investimenti e di Vittorio Malacalza sono irricevibili. Il Tribunale ha respinto quindi il ricorso senza valutare se siano soddisfatte le altre condizioni per l’accertamento di una responsabilità extracontrattuale dell’Unione.