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Credito e intelligenza artificiale, il 48% degli italiani apre agli agenti AI

Ricerca Experian-Forrester: cresce l’interesse per l’uso dell’AI nelle richieste di credito, ma il 73% teme decisioni basate su dati errati o obsoleti

Il 48% dei consumatori italiani attivi sul credito sarebbe disposto ad affidare a un agente di intelligenza artificiale la gestione di una richiesta di credito. È quanto emerge dalla ricerca AI in Risk: The Rise of Agentic Commerce, realizzata da Forrester Consulting per Experian su 6.247 consumatori di 13 mercati tra Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico, di cui 476 in Italia.

L’apertura all’AI convive però con una fiducia limitata nell’accuratezza delle informazioni prodotte dai sistemi di intelligenza artificiale generativa. Gli italiani assegnano un punteggio medio di 5,9 su 10, il valore più basso tra i Paesi analizzati, a fronte di una media di 6,8 e di un massimo di 8,1 registrato in India.

La qualità dei dati rappresenta il principale elemento di attenzione. Il 73% degli italiani considera infatti il rischio che gli agenti AI prendano decisioni sulla base di informazioni errate o obsolete come la maggiore criticità. È l’unico mercato della ricerca in cui questo aspetto risulta prioritario rispetto ad altri rischi legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’interesse verso gli strumenti AI resta comunque elevato quando si tratta di confrontare prodotti e condizioni finanziarie. L’87% dei consumatori italiani riconosce all’intelligenza artificiale la capacità di valutare un numero di opzioni superiore a quello che potrebbe essere gestito manualmente.

«I consumatori italiani hanno aspettative molto chiare», ha spiegato Giulio Mariani, Director Data & AI di Experian Italia. «Vogliono l’AI per confrontare più opzioni di quante potrebbero gestire manualmente. Ma chiedono che l’AI mostri il proprio lavoro: da dove provengono i dati, come vengono calcolati i confronti, quale metodologia viene applicata».

Per il comparto del credito, la ricerca pone quindi l’accento sulla qualità e sulla tracciabilità dei dati utilizzati dai sistemi di AI, soprattutto quando questi strumenti entrano nei processi decisionali. La trasparenza sulle fonti e sui criteri utilizzati diventa una condizione per l’accettazione di queste tecnologie da parte dei consumatori.

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