Nel secondo trimestre del 2026, i fallimenti nell’UE hanno raggiunto il livello più alto dal 2019, mentre la crisi di Hormuz spinge al rialzo l’inflazione. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel secondo trimestre del 2026 le dichiarazioni di fallimento delle imprese europee hanno raggiunto il livello più alto dal primo trimestre del 2019, con un aumento del 5,7% rispetto al primo trimestre, mentre le nuove registrazioni di imprese sono diminuite per il secondo trimestre consecutivo.
In particolare, nel periodo considerato, le registrazioni di imprese sono diminuite in 5 degli 8 settori dell’economia. Il calo maggiore si è registrato nel settore industriale (-3,6%), seguito da quello dell’alloggio e della ristorazione (-3,4%) e da quello dell’istruzione e dei servizi sociali (-3,2%). Il numero di registrazioni di imprese è aumentato notevolmente nel settore dell’informazione e della comunicazione (+8,8%) e si è registrato un incremento anche nel settore delle costruzioni (+1,0%), mentre i servizi finanziari sono rimasti stabili (+0,0%).
Per quanto riguarda i fallimenti, sono aumentati in 5 degli 8 settori. Gli incrementi maggiori si sono registrati nei settori dell’istruzione e delle attività sociali (+21,1%), dei trasporti (+11,4%) e dei servizi finanziari (+6,8%). Si sono registrate diminuzioni nei settori dell’alloggio e della ristorazione (-2,6%), delle costruzioni (-1,7%) e del commercio (-1,2%).
L’aumento segue un periodo di crescita costante. Le dichiarazioni di fallimento sono aumentate ininterrottamente tra il quarto trimestre del 2021 e il terzo trimestre del 2025, secondo i dati Eurostat, prima di brevi cali nel quarto trimestre del 2025 e nel primo trimestre del 2026. L’impennata del secondo trimestre ha ora battuto ogni record negli ultimi sette anni.
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