Europa: la metà dei tribunali già utilizza l’intelligenza artificiale

Lo rivela un sondaggio del CEPEJ, che ha pubblicato anche linee guida per l’utilizzo delle nuove tecnologie

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La metà dei tribunali europei sta già utilizzando l’intelligenza artificiale, soprattutto per la sintesi dei documenti e il supporto redazionale. È quanto emerso da un sondaggio condotto tra i membri del CEPEJ (Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa) nell’ottobre 2025, riportato in un articolo di Altalex.

Il 46% degli intervistati ha confermato l’utilizzo dell’AI generativa in ambito giudiziario e, di questi, il 74% utilizza applicazioni standard/pronte all’uso (ad esempio Microsoft Copilot, ChatGPT, DeepL), mentre il 52% fa ricorso ad applicazioni su misura.

Gli usi più diffusi riguardano la sintesi di documenti e altre funzioni di supporto editoriale. Nessun intervistato ha menzionato l’utilizzo dell’IA generativa per la stima quantitativa degli esiti processuali o legali.

In un successivo documento (dicembre 2025), il medesimo organismo – formato da tecnici rappresentativi dei 47 Paesi, con la finalità di testare e monitorare l’efficienza e il funzionamento dei sistemi giudiziari europei – ha emesso linee guida per orientare gli uffici giudiziari nell’implementare l’intelligenza artificiale nei loro processi. Le indicazioni si basano sui seguenti principi fondamentali:

• l’esercizio del potere giudiziario è di esclusiva competenza dei tribunali;
• l’accesso effettivo a un giudice umano è sempre garantito;
• i risultati prodotti dall’AI generativa non sono mai vincolanti;
• l’uso dell’AI generativa nelle attività giudiziarie e nella redazione delle decisioni deve essere trasparente.

I requisiti di privacy – raccomanda il CEPEJ – impongono la pseudonimizzazione dei dati e il controllo esclusivo dei dati e delle infrastrutture da parte dell’autorità pubblica competente per la fornitura di servizi informatici alla magistratura. È inoltre fondamentale considerare la legalità, l’indipendenza della magistratura, la non discriminazione, il diritto a un ricorso efficace, nonché la tracciabilità e la spiegabilità del ragionamento.

Dal lato degli avvocati, un rapporto di Wolters Kluwer («Future Ready Lawyer»), che tuttavia è più datato (2024), ha notato che il 68% degli studi legali e il 76% degli uffici legali aziendali utilizzano l’intelligenza artificiale generativa almeno una volta a settimana. Di questi, rispettivamente, il 35% e il 33% lo fanno in maniera quotidiana. La percentuale dei professionisti legali che utilizzano l’AI vede al primo posto gli Usa (44%), seguiti dall’Olanda (42%) e dalla Germania (38%).

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