Factoring: Bff Bank affonda a Piazza Affari (-44,27%)

La società ha annunciato un piano di de risking da 95 milioni in vista di una futura cartolarizzazione. Ha riconsegnato le deleghe l’amministratore delegato Massimiliano Belingheri, sostituito dall’attuale cfo Giuseppe Sica. La situazione dell’istituto di credito sembrava ritornata alla normalità dopo che, nel settembre scorso, Banca d’Italia aveva ritirato la sospensione a distribuire dividendi imposta nel maggio del 2024

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BFF Bank, piattaforma europea specializzata nella gestione dei crediti verso le amministrazioni pubbliche e i sistemi sanitari, ha vissuto ieri la sua giornata più buia. Le misure annunciate di de risking in vista di una futura cartolarizzazione di crediti, nonché le improvvise dimissioni del suo amministratore delegato Massimiliano Belingheri, hanno scatenato in Borsa una corsa alle vendite, di cui il titolo ha fatto le spese, chiudendo la seduta con una perdita del 44,27%, a 4,5 euro.

Il mercato ha mal digerito l’annuncio fatto di prima mattina dalla banca di una robusta pulizia del portafoglio crediti in vista di una futura cartolarizzazione. In particolare, è stata annunciata una manovra di de risking dell’importo complessivo negativo per 95 milioni, risultato di nuovi accantonamenti per 72,2 milioni relativi a sentenze legali negative su crediti vantati verso la pubblica amministrazione, cui si è aggiunta un’ulteriore perdita di 22,4 milioni per la decisione di allungare le tempistiche per l’incasso dei crediti.

Inoltre, è stato deciso un «restatement», una riscrittura, del bilancio già approvato per il 2024, con una modifica negativa del patrimonio netto 2024 per circa 14 milioni, in relazione a una revisione degli incassi nel factoring. Per contro, l’istituto vanta 53 milioni di ricavi fuori bilancio allo stato attuale, contabilizzati al momento dell’incasso, relativi a sentenze positive con grado di giudizio definitivo su esposizioni creditizie verso il settore pubblico, non ancora contabilizzati.

Alla luce di tutto questo, la banca prevede di chiudere il 2025 con un utile netto rettificato in crescita del 5% a 150 milioni e un risultato netto contabile di 70 milioni. Sulla base della minore crescita del portafoglio crediti e della performance degli incassi nel 2025, i target finanziari 2026 sono stati tagliati, con un utile netto rettificato rivisto a 160 milioni, da 240 milioni di euro.

La banca ha anche annunciato un immediato cambio al vertice. L’amministratore delegato, Massimiliano Belingheri, ha rimesso le proprie deleghe (mantenendo però la sua poltrona nel cda) e Giuseppe Sica, attuale cfo, è stato nominato direttore generale.

Le novità sono state mal digerite dal mercato anche perché la banca sembrava aver superato i suoi guai. Nel settembre scorso, Banca d’Italia aveva rimosso il divieto di distribuire dividendi imposto nel maggio 2024, al termine di un’ispezione durata circa quattro mesi. Via Nazionale aveva chiesto alla banca di rivedere le modalità di applicazione della normativa sui crediti Past Due (i cosiddetti «scaduti») verso la Pa, fino ad allora adottata da Bff, imponendo maggiori accantonamenti.

La situazione, pertanto, sembrava essere tornata alla normalità. Poi, invece, è arrivata la nuova doccia fredda. BFF è nata nel 1985 su iniziativa di alcune case farmaceutiche per rilevare i crediti dalle stesse vantati nei confronti del Servizio sanitario nazionale. Successivamente, la sua attività di factoring si è estesa ai crediti delle pubbliche amministrazioni, non soltanto in Italia ma anche in altri otto Paesi europei.

È tecnicamente una public company il cui capitale è frammentato tra numerosi fondi d’investimento. Tra i principali azionisti figurano Capital Research and Management Company (4,71%), FMR Investment Management, Lazard Asset Management, Vanguard Group e BlackRock. Anche il management ha un peso rilevante. Alla data del 30 settembre scorso, Massimiliano Belingheri e «le sue Persone Strettamente Legate» risultavano beneficiari (direttamente o indirettamente) di una partecipazione complessiva di 11,4 milioni di azioni, pari al 6,0% del capitale sociale della banca.

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