Il sistema finanziario italiano si conferma «solido e resiliente» e ha dimostrato negli ultimi anni di saper affrontare efficacemente un contesto macrofinanziario e geopolitico particolarmente complesso. Sono le conclusioni del periodico esercizio di valutazione condotto sull’Italia dal Fondo monetario internazionale (FMI) nel rapporto finale (FSSA, Financial System Stability Assessment), che contiene le principali valutazioni sulla stabilità del sistema finanziario italiano.
È stato sottolineato il contributo fornito dagli adeguati livelli di capitale e liquidità del sistema bancario, dal miglioramento della qualità degli attivi e dal rafforzamento della redditività degli intermediari; sono stati posti in evidenza i progressi compiuti dalle autorità italiane rispetto al precedente esercizio del 2020, richiamando il rafforzamento delle pratiche di vigilanza, i miglioramenti nel quadro macroprudenziale e di gestione delle crisi, la riduzione dei crediti deteriorati e il rafforzamento della resilienza del sistema finanziario nel suo complesso.
«Gli stress test sulle banche indicano ampi cuscinetti di capitale e liquidità a livello di sistema, con vulnerabilità concentrate in un sottoinsieme di istituzioni meno significative (LSI). Le principali vulnerabilità derivano dal nesso tra Stato e banche, rafforzato da ampie garanzie pubbliche. Ulteriori sfide includono la sostenibilità del modello di business per alcune banche meno significative (LSI), la lentezza delle procedure d’insolvenza e di esecuzione forzata e l’aumento dei rischi climatici e informatici».
Il documento ha anche individuato specifiche aree nelle quali ulteriori, mirati interventi potrebbero contribuire a rafforzare ulteriormente la resilienza del sistema finanziario nel medio-lungo periodo, pur in presenza di importanti vincoli strutturali. In particolare, «l’elevato debito pubblico, la debole crescita potenziale e le dinamiche demografiche sfavorevoli pesano sulle prospettive a medio termine e limitano lo spazio di manovra delle politiche. Anche i rischi esterni sono in aumento, con l’intensificarsi delle tensioni globali, inclusa la guerra in Medio Oriente, che pone sfide a un’economia orientata al commercio e all’importazione di energia».
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