Germania: aumento record del 15,2% delle insolvenze a dicembre

Un’analisi delle difficoltà dell’industria tedesca nel podcast di «Cosmo Italiano»

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Le insolvenze tedesche, misurate dalle istanze presentate ai tribunali distrettuali del Paese, sono aumentate del 15,2% annuo a dicembre, secondo i dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica. Si tratta – scrive Adnkronos – di un forte aumento rispetto al 5,7% registrato a novembre, ha riferito l’ufficio. L’ente ha precisato che i dati includono le decisioni iniziali e non definitive dei tribunali, che vengono generalmente prese tre mesi dopo l’istanza. L’ufficio non ha fornito dati per l’intero anno.

Una preoccupata analisi sulla congiuntura tedesca è stata al centro, in questi giorni, anche di «Cosmo Italiano», il podcast in lingua italiana della radio pubblica tedesca. Il podcast ha ricordato innanzitutto la lettera inviata il 6 gennaio scorso dal cancelliere Friedrich Merz ai ministri del suo esecutivo e ai deputati di Unione CDU/CSU e degli alleati di governo SPD. «La situazione in alcuni settori è molto critica – ha scritto Merz– nel 2026 dobbiamo dare massima priorità allo stimolo dell’economia tedesca».

La lettera arriva dopo quasi otto mesi dall’insediamento del suo esecutivo che, per ora, non è riuscito a far ripartire l’economia della Germania. Come sostengono critici e opposizione, l’unica cosa che è realmente cresciuta è il debito. Il pacchetto da 500 miliardi di euro, denominato anche fondo speciale, ma che in realtà è semplicemente il più grande piano di indebitamento pubblico nella storia della Repubblica federale tedesca, avrebbe potuto e dovuto avere effetti su tutto il sistema economico e industriale tedesco, avviare grandi investimenti pubblici, promuovere la crescita di nuovi settori e il rilancio di quelli in difficoltà. Fino ad oggi, l’unico settore che sembra aver giovato del piano straordinario di indebitamento dell’esecutivo è quello della Difesa, delle armi. Ma in alcuni settori, come sostiene il cancelliere, la situazione resta molto critica.

I motivi della crisi sono noti. Il protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina e il conseguente sabotaggio dei gasdotti russi ha bloccato fondamentali rifornimenti di gas. Pesano anche la concorrenza spietata della Cina, i dazi Usa, la carenza di materie prime e di componenti strategiche come i chip. Ma, oltre a tutto questo, mancano ancora quelle riforme considerate fondamentali da anni ma mai realizzate. Anche lo stesso cancelliere Merz, nella sua lettera, ammette che i costi del lavoro, dell’energia, gli oneri burocratici e il carico fiscale sono ancora problemi irrisolti, veri freni per la ripresa economica.

Secondo Peter Leibinger, presidente dell’Associazione federale dell’industria tedesca (BDI), «la Germania sta vivendo la sua peggiore crisi dalla fine della Seconda guerra mondiale e la sua concorrenzialità è in caduta libera. Non si tratta solo di calo economico, ma di un declino strutturale». Il responsabile del commercio estero della Camera di commercio e dell’industria tedesca (DIHK), Volker Treier, ha puntato il dito soprattutto sul calo delle esportazioni. Fino a pochi anni fa l’export era il grande vanto, la forza dell’economia e dell’industria tedesca; ora è il problema, il sintomo principale di una produzione industriale in forte contrazione, in alcuni casi addirittura ferma.

Un esempio di queste difficoltà è la crisi del settore auto, ribadita anche dal blocco dell’impianto Volkswagen di Dresda, deciso il 17 dicembre scorso. È stato uno stop molto doloroso per VW e per tutta l’industria automobilistica tedesca: l’impianto di Dresda era diventato il simbolo degli sforzi di elettrificazione di Volkswagen, con la produzione della ID.3 a batteria. Ma questo modello non ha fatto registrare il livello di vendite che immaginavano i vertici della casa di Wolfsburg.

Solo nel settore auto, secondo calcoli di istituti economici e della stessa Confindustria tedesca (BDI), quest’anno sono andati persi oltre 50.000 posti di lavoro. Secondo analisi del Center Automotive Research di Bochum, il numero di dipendenti nelle fabbriche automobilistiche tedesche potrebbe scendere ulteriormente dagli attuali 720.000 a meno di 650.000 nel 2027.

Stanno soffrendo soprattutto i settori legati alla grande e tradizionale industria tedesca, quella storicamente definita pesante: il settore siderurgico, l’ingegneria meccanica e quello chimico. Ma, ovviamente, c’è poi tutto l’indotto, dalla componentistica ai trasporti, fino alle aziende di catering.

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