La scomparsa degli istituti di credito: in Italia oltre 4 milioni di persone risiedono in comuni senza uno sportello bancario

L’allarme nel rapporto First Cisl sulla desertificazione bancaria, elaborato dalla Fondazione Fiba. Le grandi città più in difficoltà delle piccole. Solo nel 2023 chiusi 593 sportelli

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Le filiali degli istituti di credito presenti sul territorio sono sempre meno. Un fenomeno che crea disagio ai cittadini, soprattutto i più anziani, ma anche alle imprese, per la difficoltà di accedere al credito senza ricorrere alle banche online. A rilevarlo è l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, che riporta gli studi e le analisi del Comitato scientifico della Fondazione Fiba. Obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica sulle conseguenze del fenomeno e sollecitare interventi correttivi.

Oltre 4 milioni di persone senza una banca nel proprio comune

Il report, elaborato sulla base dei database ufficiali di Banca d’Italia, Istat ed Eurostat aggiornati a fine giugno, stima che in Italia ci sia un’area, vasta almeno quanto i territori delle regioni Lombardia, Veneto e Piemonte messe insieme (pari ad un quarto del territorio della Penisola) del tutto priva di sportelli bancari.

Il 41% dei comuni italiani non ha sportelli bancari sul suo territorio. In Italia 4 milioni e 300 mila persone risiedono in comuni che non registrano la presenza di nessun istituto di credito: 380mila in più solo nell’ultimo anno. Oltre la metà di questi clienti è stata privata dell’accesso agli sportelli già dal 2015. Sei milioni di persone invece, possono contare su un solo sportello nella propria località di residenza. La popolazione senza sportello è anche quella che generalmente utilizza meno l’internet banking e subisce quindi i disagi maggiori. Anche le imprese risentono della mancanza di filiali sul territorio: 249mila imprese hanno sede in comuni sprovvisti di filiali bancarie e 387mila in comuni con un solo sportello.

Male le grandi città, il Sud resiste

Le province italiane in cui il fenomeno della desertificazione si fa più sentire sono Isernia e Vibo Valentia, che conquistano la maglia nera per le difficoltà dei cittadini nella ricerca di una banca. A seguire Campobasso, Cosenza, Verbano-Cusio-Ossola, Rieti, Avellino, Aosta, Catanzaro, Reggio Calabria, Alessandria e Benevento. Una classifica che coinvolge indistintamente città di tutto lo stivale, non solo i piccoli centri o le aree montane, ma le grandi città.

In cima alla classifica dei comuni con meno disagi e con il più basso indicatore di desertificazione assoluta ci sono Barletta-Andria-Trani e Brindisi, Grosseto e Pisa, Ravenna e Reggio Emilia e Ragusa. In queste sette province nessun comune è rimasto senza sportelli bancari.

Un fenomeno che mette a rischio l’economia dei territori

Il fenomeno di desertificazione avanza rapidamente negli ultimi anni: tra il 2015 e il 2023 il 13% dei comuni è rimasto privo di sportelli. Nel 2023 sono stati chiusi altri 593 sportelli: nei primi sei mesi dell’anno si conferma la tendenza. I comuni “desertificati” sono cresciuti ancora (+2,9%). Nel primo semestre del 2023 la desertificazione è avanzata più velocemente nelle Marche (-5%), in Lombardia (-3,9%), Sicilia (-3,6%), Lazio (-2,9%), Umbria e Veneto (-2,6%).

 “Alcune province del Sud, nonostante la fuga delle grandi banche, mostrano una sorprendente resilienza. In generale, le realtà che occupano i primi posti – spiega il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani – si contraddistinguono per il radicamento delle piccole banche, che con il rialzo dei tassi d’interesse vedono premiato il loro modello di business incentrato sulla territorialità e sull’erogazione del credito. È un’ulteriore conferma che la biodiversità bancaria non è un costo, ma una ricchezza”.