Scenari: il commercio internazionale «è più furbo dei dazi», dice Panetta

Il Governatore della Banca d’Italia spiega all’esecutivo dell’Abi che l’economia internazionale ha tenuto nell’età dell’incertezza. Le maggiori difficoltà le sta subendo l’Europa, che paga la mancata integrazione economica e politica. L’Italia continua a crescere poco, ma il sistema bancario è redditizio: «abbiamo assistito a una serie di shock senza vedere la riemersione degli Npl»

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Il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al Comitato Esecutivo ABI

Il commercio internazionale è più furbo dei dazi ma, al tempo stesso, le variabili dell’economia dipendono sempre più da «variabili geopolitiche, oggi direi sempre più politiche senza il prefisso “geo”». È lo scenario del mondo nell’età dell’incertezza quello descritto dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto ieri al comitato esecutivo dell’Abi.

«La congiuntura mondiale è chiaramente migliore di quella che ci aspettavamo l’anno scorso. Dopo aprile, quando emerse l’evidenza che avremmo vissuto per un po’ in un mondo più antagonistico, le previsioni divennero meno rosee», ma «l’economia globale ha tenuto (+3,3% la stima del Fmi per il 2026, ndr), non abbiamo visto né recessione né rallentamenti».

Nel 2026 a correre sarà soprattutto il Pil americano (+2,4% le previsioni per quest’anno), mentre quello dell’Eurozona (+1,3%) procede con più lentezza rispetto a quello Usa.

Oggi «le variabili fondamentali dell’economia, su investimenti, commercio internazionale e andamento dei tassi di interesse, dipendono da variabili che sono sempre meno quelle tradizionali, ma da fattori geopolitici, oggi direi sempre più politici senza il prefisso “geo”». Per Panetta risulta «difficile fare valutazioni di carattere economico, difficile avere il quadro della situazione» – ha aggiunto –. «Assistiamo a movimenti dei tassi che talora hanno legami con i fondamentali, ma nella maggior parte dei casi dipendono da altri fattori».

In particolare, ha proseguito, «gli annunci di questi giorni sulla scena internazionale hanno determinato riposizionamenti sui mercati: gli annunci politici determinano scelte di investimento repentine e che cambiano continuamente». Di conseguenza «è difficile da prevedere ex ante, ma anche ex post è difficile capire che cosa stia succedendo».

Al tempo stesso, però, il mondo si è fatto «più furbo dei vincoli e il commercio internazionale si è riallocato». Le esportazioni cinesi «non sono crollate» – ha aggiunto –; sono scese molto le importazioni degli Stati Uniti dalla Cina, ma non quelle di altri Paesi asiatici, che poi rappresentano tappe intermedie verso gli Usa. Inoltre, e questa non è una buona notizia per l’Europa, «la Cina sta spingendo molto per espandersi su altri mercati».

Il Vecchio Continente paga le sue debolezze strutturali. «Se fossimo integrati» – ha spiegato il Governatore – «non soltanto in termini commerciali e finanziari ma anche politicamente, con una capacità di risposta, forse non saremmo così passivi rispetto alle pressioni che vengono da fuori».

Pressioni che paga soprattutto l’Italia, che per Panetta «soffre le condizioni internazionali» e resta condannata a crescere dello zero virgola (+0,7% la stima del Fmi per il 2026). Conforta invece il momento di grazia delle banche, che dopo un decennio nero sono tornate a macinare utili. «Gli istituti sono più redditizi e più attenti, abbiamo assistito a una serie di shock senza vedere la riemersione degli Npl, quindi il mondo bancario è in condizioni migliori», ha osservato Panetta. Ora bisogna «semplificare dove ci sono ridondanze e oneri dovuti solo a complicazioni normative», esigenza avvertita anche dall’Eurosistema e che ha spinto la Bce a presentare una proposta alla Commissione Ue.

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