Vendita al dettaglio, per Scope Ratings il rischio di default dei negozi europei è in aumento

Dopo il balzo in avanti già registrato nel 2023, per l'agenzia i fornitori di beni non essenziali restano a rischio: ad esempio abbigliamento e bricolage

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I negozi europei sono ancora a rischio: la vendita al dettaglio in Europa è ancora esposta al rischio di credito, in particolare nel segmento dei beni non essenziali, come tessile e abbigliamento e negozi di bricolage. A dirlo è Scope Ratings, secondo la quale non ci sono segni che la tendenza crescente dei fallimenti aziendali del 2023 si invertirà nel 2024, dopo l’aumento dei default nel primo trimestre del primo anno. La prospettiva di ulteriori fallimenti riflette in parte l’impatto del sostegno pubblico, ora in gran parte ritirato, alle aziende durante la pandemia e la crisi energetica dello scorso anno che ha sostenuto molte imprese sull’orlo del default.

Francia, Portogallo e Uk i mercati più deboli

I rischi che devono affrontare oggi i negozianti non sono uniformi in tutta Europa, come emerge dall’analisi di Scope Ratings dei tassi di fallimento negli ultimi sei anni e dal barometro della vulnerabilità al dettaglio. I mercati frammentati, come Francia e Portogallo, e quelli ultracompetitivi, come il Regno Unito, sono quelli più deboli.

I rischi di credito variano tra i diversi sottosettori: il segmento della moda rappresenta il 57% del totale dei fallimenti. I negozi tendono a trovarsi lungo le strade principali, in stretta competizione per visibilità e affluenza e devono sostenere costi di locazione immobiliare relativamente onerosi rispetto ad altri sottosettori del commercio al dettaglio.

Altri rivenditori di merci non essenziali, come negozi di bricolage e venditori di elettrodomestici si trovano ad affrontare rischi simili, anche se meno gravi, e mostrano fallimenti di poco inferiori rispetto ai loro omologhi della moda (13% del totale). Le aziende della categoria spesso effettuano vendite stagionali – si pensi ai centri di giardinaggio e agli specialisti del fai da te che fanno affidamento sul commercio estivo – creando flussi di cassa consistenti. Sono anche vulnerabili alla concorrenza dei rivenditori online multiprodotto per i quali la stagionalità non è un problema, come Amazon.com, la tedesca Otto GmbH e la francese Cdiscount SA.

I rivenditori di prodotti alimentari rimangono in cima alla lista delle aziende vulnerabili. Male i servizi di consegna a domicilio e di generi alimentari online che hanno avuto un boom durante la pandemia, ma hanno perso il loro fascino in seguito e hanno faticato a far fronte agli elevati costi operativi e di consegna. L’espansione di queste nuove attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari si sta rivelando difficile poiché l’inflazione ha accelerato, i costi di finanziamento sono aumentati, mentre gli operatori storici più grandi hanno reagito con le proprie offerte di prodotti competitivi. C’è anche la continua concorrenza delle catene di hard discount.